Attualità
Alcool
09/09/2024

Sindrome feto alcolica, Sin: ridurre a zero l’esposizione all’alcol prenatale

Il “bicchierino ogni tanto”, anche se percepito come neutrale, in realtà nasconde molte insidie. Ecco gli obbiettivi della Società Italiana di Neonatologia per combattere il problema

alcol gravidanza

Zero alcol in gravidanza: è questo l’obbiettivo dato dalla Società Italiana di Neonatologia in occasione della Giornata mondiale di sensibilizzazione sulla Sindrome feto-alcolica e i disturbi correlati (FASD, International Fetal Alcohol Spectrum Disorders), che si celebra oggi 9 settembre per proteggere i neonati dalla sindrome feto-alcolica, una costellazione di 400 disturbi che causano disabilità più o meno gravi destinate ad accompagnare i nascituri per tutta la vita.

Anche se “bicchierino ogni tanto” è spesso percepito come una concessione senza rischi o conseguenze per la salute, anche in gravidanza o in puerperio, purché consumato di rado e in quantità minime, le evidenze scientifiche indicano, invece, un rischio reale per la salute feto – neonatale, perché l’alcol è una sostanza tossica e teratogena in grado di passare sempre la barriera placentare, indipendentemente dall’unità alcolica assunta o dalla frequenza di consumo. È quindi di prioritaria importanza parlare di prevenzione e sensibilizzazione sui rischi legati al consumo di alcol in gravidanza per la salute materno infantile nel breve e nel lungo termine.

Lo Spettro dei Disturbi Feto Alcolici (FASD) è la diretta conseguenza dell’esposizione fetale all’alcol in utero e in tutte le sue manifestazioni cliniche è sempre presente un danno permanente e irreversibile a carico del Sistema Nervoso Centrale, con conseguenze neuro comportamentali di variabile gravità ed entità, che accompagnano poi i pazienti per tutta la vita.
“La FASD, che si può prevenire al cento per cento con una corretta informazione, è ad oggi la disabilità cognitiva non genetica più comune, la cui diagnosi, tuttavia, è complessa e può arrivare anche tardivamente in età adulta”, afferma il presidente della Società Italiana di Neonatologia (SIN) Luigi Orfeo. “Ad oggi, non si conosce la dose minima di alcol sicura o priva di rischi, né il motivo per cui alcuni bambini sviluppino disabilità più gravi rispetto ad altri o perché alcuni le manifestino in modo meno evidente”, continua Orfeo. “L’unica forma di prevenzione è assumere zero alcol in gravidanza, perché zero alcol significa zero esposizione prenatale all’etanolo”.
È, pertanto, essenziale promuovere consapevolezza e attuare politiche sociali mirate a partire dalle giovani generazioni già in epoca scolare secondaria. A questo scopo sono stati incaricati il CNDD Centro nazionale dipendenze e doping e il Servizio di coordinamento e supporto alla ricerca (CoRi) dell’Istituto Superiore di Sanità del CCM 2023 “Salute materno-infantile: formazione degli operatori socio-sanitari ed empowerment delle giovani donne (18-24 anni) sui rischi connessi al consumo di alcol in gravidanza”, in collaborazione con il Dipartimento Materno Neonatale dell’IRCCS materno infantile Burlo Garofolo di Trieste, con il Dipartimento Materno infantile e Scienze Uro-ginecologiche del Policlinico Umberto I di Roma e con la UOC Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale San Marco di Catania, per monitorare il reale consumo di alcol in gravidanza ed eventuale uso concomitante di altre sostanze psicotrope, per formare i professionisti sociosanitari sui fattori di rischio della salute madre bambino in epoca prenatale e nei primi anni di vita, e per divulgare corrette informazioni scientifiche alla popolazione generale e alla popolazione dei giovani. La campagna 'Zero alcol in gravidanza', con il coordinamento scientifico del Cndd, prevede informazioni e pillole video (reel) mirate a "intercettare le giovani e più in generale tutti coloro che pianificano una gravidanza, per spiegare in modo semplice che non esiste una quantità sicura di alcol nel periodo della gestazione: l'unica scelta possibile per tutelare il bambino che nascerà è non assumere alcolici.

“Giornate come questa sono l’occasione per rimarcare la riconosciuta urgenza istituzionale di sensibilizzare la comunità, anche socio sanitaria, sul ruolo cardine dell’informazione corretta, oggettiva e basata su evidenza scientifica per prevenire al cento per cento i disordini feto-alcolici, evitando il consumo di bevande alcoliche in gravidanza e riducendo a zero l’esposizione prenatale all’etanolo, e per promuovere il cambiamento culturale necessario affinché il messaggio se mamma beve, anche il bimbo beve diventi un automatismo per tutti”, concludono il Prof. Giuseppe Ricci e la Dr.ssa Sheherazade Lana, Dipartimento materno neonatale IRCCS Burlo Garofolo Trieste.

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