Uno studio suggerisce che gli inibitori SGLT2 non solo migliorano il controllo glicemico e offrono benefici renali nei pazienti con T2D e CKD, ma possono anche ridurre l'incidenza di anemia
L'utilizzo tempestivo delle gliflozine (inibitori di SGLT2 o SGLT2-i) entro due anni dalla diagnosi di diabetetipo 2 migliora il compenso glicemico e inibisce il fenomeno della 'memoria metabolica', cioè di quel meccanismo di danno prolungato legato alle iperglicemie tipiche della malattia, con effetti positivi sulla riduzione del rischio di evento cardiovascolare. Gli effetti benefici degli SGLT-2 si osservano anche nei soggetti che presentano valori di emoglobina glicosilata (HbA1c) tra il 7-8% o >8% e un rischio cardiovascolare più alto rispettivamente del 20 % e del 34%.
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