Clinica
Pediatria
28/10/2026

Scoliosi e patologie vertebrali peso-correlate nel bambino e nell’adolescente sportivo

Il ruolo del sovrappeso e dell’obesità nella valutazione del rachide in crescita, con particolare attenzione all’adolescente che pratica sport

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Sovrappeso e obesità sono sempre più frequenti anche nella popolazione pediatrica e rappresentano un elemento clinico da considerare nella valutazione dell’apparato muscolo-scheletrico dell’atleta in crescita. Nel rachide, tuttavia, il rapporto tra peso corporeo e deformità vertebrali è complesso: il maggior carico meccanico può influenzare postura, sintomatologia e tolleranza allo sforzo, ma non equivale a dimostrare un rapporto causale con la scoliosi idiopatica. Nella scoliosi dell’adolescente il punto centrale resta la valutazione della maturità scheletrica, della curva e del rischio di progressione. Accanto alla scoliosi, vanno considerate le alterazioni del piano sagittale, in particolare la cifosi di Scheuermann, e le condizioni da sovraccarico tipiche dello sportivo. L’obiettivo di questo articolo è fornire un approccio pratico al bambino e all’adolescente sportivo con alterazioni del rachide e peso elevato, evitando sia la medicalizzazione del peso sia restrizioni sportive non necessarie.

L’adolescente sportivo con sovrappeso o obesità pone al clinico una domanda apparentemente semplice: quanto il peso incide sulla salute del rachide? La risposta richiede di separare almeno tre fenomeni differenti: la deformità strutturale, l’adattamento posturale e il dolore muscolo-scheletrico. Il peso corporeo modifica, infatti, le richieste meccaniche e può associarsi a una diversa biomeccanica del movimento, ma non tutte le alterazioni osservate in un giovane con BMI elevato devono essere interpretate come peso-correlate.

La letteratura di medicina dello sport pediatrica documenta un aumento dei problemi muscolo-scheletrici nei giovani con obesità, plausibilmente legato a modificazioni biomeccaniche e a una maggiore richiesta di carico sui segmenti articolari. La stessa letteratura sottolinea però che l’attività fisica rimane una componente fondamentale della salute e che l’adolescente con obesità non dovrebbe essere allontanato dallo sport, bensì accompagnato verso una pratica sicura e sostenibile.

Nel rachide questo principio è particolarmente importante: una radiografia che documenta una curva scoliotica non deve automaticamente tradursi in una limitazione dell’attività sportiva, così come un BMI elevato non deve essere considerato una spiegazione sufficiente del dolore dorsale.

La scoliosi idiopatica adolescenziale (AIS) è una deformità tridimensionale del rachide che compare durante la crescita e la cui eziologia è multifattoriale. Il peso corporeo non è considerato una causa dimostrata della AIS. Anche il rapporto con lo sport deve essere interpretato con prudenza: le linee guida SOSORT raccomandano in generale di mantenere l’attività sportiva, distinguendola dagli esercizi fisioterapici specifici per la scoliosi, che hanno invece obiettivi terapeutici mirati. 

Nella pratica, il peso può tuttavia modificare la presentazione clinica. Un’elevata massa corporea può rendere meno evidente all’ispezione una gibbosità costale o una asimmetria del tronco; può inoltre aumentare la richiesta muscolare durante la stazione eretta e l’attività fisica. Ne consegue che l’esame obiettivo deve rimanere accurato anche quando la morfologia del tronco rende meno immediata la valutazione.

Il secondo punto riguarda la misurazione. Nel bambino e nell’adolescente non è sufficiente registrare il peso assoluto: l’interpretazione deve essere riferita a età e sesso, utilizzando il BMI secondo i criteri pediatrici appropriati (il CDC dispone di un tool online gratuito). Per il rachide, invece, è necessario definire la deformità con gli strumenti consueti: test di Adams, valutazione dell’equilibrio del tronco, esame neurologico quando indicato e radiografia in ortostatismo con misurazione dell’angolo di Cobb quando esiste un’indicazione clinica.

Un BMI elevato può rendere inoltre più difficile l’imaging e la valutazione della progressione. Questo è un problema metodologico e organizzativo, non un motivo per modificare arbitrariamente le soglie diagnostiche. Il rischio di progressione della AIS continua a dipendere soprattutto da età, maturità scheletrica, entità e caratteristiche della curva.

Lo sport nel giovane con scoliosi

Uno dei messaggi più importanti per il medico è evitare l’equazione “scoliosi = divieto di sport”. Le raccomandazioni SOSORT indicano che l’attività sportiva generale dovrebbe essere mantenuta per i suoi benefici fisici, neuromotori e psicologici; lo sport non viene però considerato un trattamento specifico della scoliosi. Durante il trattamento conservativo la partecipazione sportiva può essere adattata alla gravità della curva, alla fase di crescita e alle caratteristiche dell’attività praticata.

Questo vale anche per l’adolescente con peso elevato. L’obiettivo non dovrebbe essere ridurre l’attività fisica per “proteggere il rachide”, ma individuare modalità di esercizio che consentano continuità, progressione del carico e adeguato recupero. In presenza di obesità, la medicina dello sport pediatrica segnala un maggior rischio di problematiche muscolo-scheletriche e una minore fitness cardiorespiratoria; sono quindi utili una progressione graduale dei carichi, attenzione alla tecnica e valutazione delle condizioni associate. 

Per l’ortopedico, la domanda clinica non dovrebbe essere semplicemente “può fare sport?”, ma “quale livello e quale tipo di attività sono compatibili con la situazione del rachide e con il percorso terapeutico?”. Nei casi non complicati, l’attività scolastica e sportiva può generalmente proseguire. Restrizioni più specifiche diventano materia di valutazione individuale quando sono presenti curve importanti o in progressione, trattamento con corsetto, dolore significativo, deficit neurologici o attività ad alto impatto/collisione.

Cifosi di Scheuermann e alterazioni del piano sagittale

La cifosi di Scheuermann merita una considerazione separata. È una deformità strutturale dello sviluppo, tipica dell’età adolescenziale, caratterizzata radiograficamente da cuneizzazione anteriore di almeno 5° in tre o più vertebre contigue, spesso associata ad alterazioni delle limitanti somatiche e noduli di Schmorl. Le revisioni recenti sottolineano che la patogenesi è probabilmente multifattoriale e comprende ipotesi biomeccaniche, genetiche e ormonali. 

Nel giovane con BMI elevato è particolarmente importante distinguere una cifosi posturale da una cifosi strutturale. La prima può migliorare con il controllo posturale, il rinforzo e l’esercizio; la seconda presenta alterazioni vertebrali e una rigidità maggiore. La presenza di dolore persistente, rigidità significativa, deformità evidente o reperti neurologici deve indurre a un approfondimento mirato.

Anche nello sportivo, la cifosi non va interpretata esclusivamente come conseguenza del gesto atletico. Alcune discipline possono enfatizzare determinate richieste sul rachide, ma il semplice fatto che un adolescente pratichi uno sport non dimostra che lo sport abbia causato la deformità. La valutazione deve integrare crescita, morfologia vertebrale, carichi di allenamento, tecnica, recupero e sintomi.

Dolore vertebrale: quando il peso cambia il ragionamento

Il dolore lombare o dorsale nell’adolescente sportivo con sovrappeso richiede un ragionamento clinico più ampio rispetto alla sola ricerca di una scoliosi. Il sovraccarico meccanico può contribuire alla sintomatologia, ma non deve diventare una diagnosi “ombrello”. Vanno considerate, in relazione a età e attività, le condizioni da sovraccarico, le lesioni da stress, le alterazioni sagittali, le patologie dell’anca e le cause non ortopediche.

L’anamnesi dovrebbe includere durata e andamento del dolore, rapporto con allenamento e riposo, dolore notturno, irradiazione, sintomi neurologici, febbre o calo ponderale non intenzionale, precedenti traumatismi e variazioni recenti del volume di allenamento. Nell’atleta è particolarmente utile quantificare il carico: aumento improvviso di frequenza, intensità o volume può essere clinicamente più informativo del solo numero di ore settimanali.

La presenza di sovrappeso non deve inoltre oscurare i red flags. Deficit neurologici, dolore notturno persistente, alterazioni sfinteriche, febbre, storia oncologica, trauma significativo o dolore progressivo non spiegato richiedono un iter diagnostico appropriato indipendentemente dal BMI.

Nella visita del bambino o adolescente sportivo con peso elevato e sospetta patologia vertebrale può essere utile una sequenza semplice:

1. definire crescita e maturità scheletrica;

2. valutare peso e statura secondo criteri pediatrici, evitando di usare il solo BMI come diagnosi ortopedica, piuttosto come valore di monitoraggio;

3. eseguire un esame del rachide completo, comprendente piani frontale e sagittale, Adams test, equilibrio del tronco e screening neurologico;

4. distinguere deformità strutturale, atteggiamento posturale e dolore da sovraccarico;

5. richiedere imaging quando indicato dal quadro clinico, evitando esami radiografici “di screening” non necessari;

6. valutare il tipo di sport, il carico di allenamento, la tecnica, il recupero e l’eventuale presenza di infortuni associati;

7. formulare indicazioni sull’attività fisica come parte del trattamento complessivo, non come conseguenza automatica della diagnosi radiografica.

Quando è presente una AIS, il follow-up deve essere guidato dal rischio di progressione e dall’età biologica. Se è indicato un trattamento conservativo, gli esercizi fisioterapici specifici per la scoliosi hanno finalità diverse rispetto allo sport generale. Le linee guida SOSORT distinguono infatti chiaramente l’attività sportiva, utile per benessere e fitness, dagli esercizi specifici destinati al controllo della deformità. 

Per il giovane con obesità, infine, è preferibile un approccio multidisciplinare e non stigmatizzante. L’obiettivo è migliorare salute, funzione e partecipazione, non attribuire al peso la responsabilità di ogni sintomo. La medicina dello sport pediatrica evidenzia inoltre la necessità di considerare anche gli aspetti psicosociali e il rischio di stigmatizzazione legato al peso. 

Scoliosi, cifosi e dolore vertebrale nel giovane sportivo con sovrappeso o obesità richiedono una lettura integrata. Il peso corporeo rappresenta un importante modificatore biomeccanico e clinico, ma non può essere considerato, in assenza di evidenze specifiche, una causa della scoliosi idiopatica. La priorità dell’ortopedico è identificare la natura della deformità, stimare il rischio di progressione, riconoscere le condizioni da sovraccarico e mantenere, quando possibile, la partecipazione sportiva.

In questa popolazione il messaggio terapeutico più utile è quindi duplice: trattare la patologia vertebrale secondo i suoi criteri specifici e, contemporaneamente, proteggere il diritto del giovane all’attività fisica. Evitare sia il “tutto è colpa del peso” sia il “lo sport fa sempre bene” consente una medicina più precisa, individualizzata e coerente con le evidenze disponibili.


1. Negrini S, et al. 2016 SOSORT guidelines: orthopaedic and rehabilitation treatment of idiopathic scoliosis during growth. Scoliosis Spinal Disord. 2018;13:3. doi:10.1186/s13013-017-0145-8. 

2. Swarup I, et al. Scheuermann Kyphosis: Current Concepts and Management. Curr Rev Musculoskelet Med. 2023. doi:10.1007/s12178-023-09861-z. 

3. Hecht AC, et al. The Natural History of Scheuermann's Kyphosis. JPOSNA. 2025;13:100263. 

4. Pediatric Obesity and Sports Medicine: A Narrative Review and Clinical Recommendations. Sports Health. 2020. PMID: 32852300. 

5. Special considerations for the adolescent with obesity: An Obesity Medicine Association clinical practice statement. 2024. 

6. Negrini A, et al. Sport improved medium-term results in a prospective cohort of 785 adolescents with idiopathic scoliosis braced full time. Eur Spine J. 2022. PMID: 36083351. 

Francesco Mattia Uboldi

UOC Ortopedia e Traumatologia Pediatrica, ASST Gaetano Pini – CTO di Milano

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