Semaglutide ha normalizzato il contenuto di grasso epatico, portandolo sotto la soglia del 5%, nell'88,5% degli adulti con obesità e steatosi epatica trattati per 72 settimane, con una riduzione media dal 8,8% al 3,1% misurata con risonanza magnetica MRI-PDFF, la tecnica di imaging di riferimento per la quantificazione della steatosi. Lo annuncia Novo Nordisk presentando i risultati di un'analisi post hoc dello studio STEP UP al 62° Congresso annuale EASD di Milano.
La steatosi epatica associata a disfunzione metabolica (MASLD) colpisce tre persone su quattro con obesità ed è strettamente correlata a diabete tipo 2, malattia cardiovascolare e malattia renale cronica. Se non trattata, può progredire verso la steatoepatite (MASH), la fibrosi e la cirrosi. Nonostante l'elevata prevalenza, la patologia rimane spesso sottodiagnosticata nelle fasi iniziali, quando l'intervento terapeutico sarebbe più efficace.
Semaglutide è un agonista del recettore GLP-1 che mima gli effetti dell'ormone naturale, regolando glicemia e peso corporeo. È già approvato per il trattamento del diabete tipo 2 e dell'obesità; il suo profilo d'azione epatico è oggetto di un ampio programma di sviluppo clinico. Lo studio ESSENCE, attualmente in corso, valuta semaglutide 2,4 mg specificamente in pazienti con MASH e fibrosi epatica di stadio 2 o 3.
«Questi risultati suggeriscono che semaglutide potrebbe aiutare ad affrontare le malattie epatiche precocemente, prima che si trasformino in un grave problema di salute in grado di compromettere, a lungo termine, la funzionalità epatica e in maniera sinergica indurre le complicanze cardiache e renali e accelerare la progressione dell'obesità verso il diabete di tipo 2», afferma Roberto Vettor, Direttore scientifico del Centro per le Malattie metaboliche e della nutrizione dell'Humanitas Research Hospital di Milano. «Un dato importante, visto che ben tre persone su quattro con obesità possono presentare steatosi epatica».
L'analisi esplorativa post hoc ha aggregato i dati di 1.919 partecipanti provenienti da STEP UP e STEP UP T2D, di cui 1.312 trattati con semaglutide 7,2 mg, 304 con semaglutide 2,4 mg e 303 con placebo. All'arruolamento, oltre il 94% dei partecipanti era classificato ad alto rischio di fegato grasso secondo il Fatty Liver Index, mentre meno dell'1% mostrava segni di fibrosi avanzata (FIB-4): una popolazione quindi rappresentativa delle fasi iniziali della MASLD, senza malattia epatica avanzata.
«Questa analisi dimostra che semaglutide può ridurre il grasso epatico ed è associata a un miglioramento della salute generale del fegato negli adulti con obesità», sottolinea Vettor.
La quantificazione diretta del grasso epatico è stata condotta su una sottopopolazione di 55 partecipanti con MRI-PDFF. Tra i 26 con steatosi epatica confermata all'ingresso (grasso epatico >5%), l'88,5% ha raggiunto la normalizzazione entro la settimana 72.
«Questi risultati ci aiutano ad andare oltre il numero sulla bilancia e a comprendere meglio la qualità della perdita di peso osservata con semaglutide», conclude Filip Knop, Senior Vice President and Chief Medical Officer di Novo Nordisk. «Lo studio ESSENCE ha dimostrato la regressione del danno epatico nei pazienti con steatoepatite associata a disfunzione metabolica in trattamento con semaglutide e questa analisi tratta dallo studio STEP UP rafforza l'impatto benefico di semaglutide sulla salute del fegato nelle persone con obesità».