Riconoscere alla Medicina interna un livello di intensità di cura adeguato ai bisogni di pazienti sempre più complessi, con particolare attenzione all’assistenza intermedia ad alta intensità. È la richiesta avanzata dalla Società italiana di medicina interna (SIMI) durante il 127° Congresso nazionale, in programma dal 2 al 4 ottobre al Palacongressi di Rimini.
«La medicina interna si occupa di pazienti estremamente complessi, in cui oltre alla complessità clinica si aggiunge anche la complessità sociale e assistenziale», afferma Nicola Montano, presidente SIMI. Secondo la società scientifica, l’invecchiamento della popolazione, la multimorbilità, la fragilità e la cronicità richiedono un adeguamento dei percorsi assistenziali e dei diversi livelli di presa in carico, dalla fase acuta al controllo nel tempo e all’assistenza territoriale.
Il tema è stato al centro della tavola rotonda istituzionale “L’intensità di cura in Medicina Interna: dall’ambulatorio alla semintensiva”, alla quale hanno partecipato, tra gli altri, Walter Bergamaschi, direttore generale della Direzione generale Programmazione ed edilizia sanitaria del ministero della Salute, e Giorgia Duranti, responsabile tecnico Indicatori del Programma nazionale Esiti di Agenas.
«Viviamo in una società in cui l’invecchiamento e le comorbidità sono una sfida sia per quanto riguarda la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale che per l’appropriatezza clinica», sottolinea Montano. Per il presidente SIMI, la Medicina interna deve poter integrare competenze e tecnologie diverse e costruire percorsi personalizzati in risposta alla crescente complessità dei pazienti.
La richiesta di adeguare l’organizzazione ospedaliera viene richiamata anche da Cecilia Becattini, presidente eletta SIMI. «Gli ospedali sono chiamati a offrire un’intensità di cura particolarmente elevata per pazienti sempre più complessi», afferma. A questa evoluzione deve accompagnarsi, secondo Becattini, un aggiornamento continuo dell’attività clinica degli internisti, attraverso formazione, ricerca e innovazione.
Il congresso ha dedicato spazio anche all’evoluzione delle tecnologie diagnostiche e all’intelligenza artificiale. «La medicina interna non può rimanere ferma», osserva Becattini, ricordando che la disciplina è ampiamente rappresentata negli ospedali italiani e deve seguire l’evoluzione della scienza medica e della tecnologia.