Il ruolo di latte e derivati nella salute dell'osso non si esaurisce nell'apporto di calcio, ma riducono anche i marcatori del turnover osseo negli adulti e accelerano l'accrescimento del contenuto minerale osseo nei bambini. È quanto mostra una revisione che fa il punto sulle evidenze disponibili ricostruendo i meccanismi biologici alla base di questo effetto e la loro traduzione clinica lungo tutto l'arco della vita.
Il latte, seppur con diverse proporzioni fra le diverse specie di origine, mantiene una struttura comune fatta di acqua, lattosio, lipidi, proteine e minerali, insieme a contributi più modesti di magnesio, potassio, zinco e vitamine del gruppo B. La letteratura più recente sposta l'attenzione a riguardo dell’effetto protettivo sull’osso sull'intera matrice nutrizionale: l'effetto soglia, per cui calcio, fosforo e vitamina D devono essere assunti in quantità sufficiente non basta e l'effetto sinergico dei vari componenti ne migliorano l'assorbimento intestinale senza aumentarne da soli l'apporto; l'effetto sull'asse intestino-osso, con componenti bioattivi in grado di aumentare la produzione di acidi grassi a catena corta, di osteoprotegerina e di ridurre il RANK-L, riducono l’effetto anti-infiammatorio e di protezione dal riassorbimento osseo; e infine effetti diretti sulla formazione ossea, con stimolo dell'attività osteoblastica e inibizione di quella osteoclastica.
Sul fronte pediatrico, l'aggiunta di latte e derivati aumenta significativamente il contenuto minerale osseo, un dato rilevante considerando che un aumento del 10% del picco di densità minerale ossea può ritardare l'insorgenza di osteoporosi di circa 13 anni secondo modelli teorici, e che il contenuto minerale osseo dell'età adulta risulta fortemente correlato con quello misurato anni prima.
Anche in età adulta, dopo il raggiungimento del picco di massa ossea intorno ai 25-30 anni, il consumo e la supplementazione di latte mantengono effetti favorevoli: una metanalisi ha documentato un incremento modesto ma significativo della BMD a livello di anca e colonna lombare, una riduzione del PTH e di alcuni marcatori del turnover osseo, un aumento di IGF-1 e, con il latte fortificato in vitamina D, anche un incremento della 25OH-D circolante. Una revisione più recente conferma la correlazione positiva tra consumo di latte e BMD in queste due sedi, sebbene le stime su rischio di osteoporosi e frattura restino meno solide ed eterogenee tra gli studi. Un altro lavoro, condotto su pazienti con osteoporosi, ha inoltre mostrato che una maggiore aderenza alla dieta mediterranea, una minore assunzione di sale e un maggiore apporto di calcio si associano a una minore probabilità di frattura da fragilità.
In un momento in cui i dati di consumo reale in Italia mostrano una distanza crescente rispetto alle raccomandazioni nutrizionali, con un consumo medio di latte sceso da 119,3 g/die nel 2006 a 81,9 g/die nel 2013, il dato conferma che latte e derivati, inseriti nel contesto della dieta mediterranea, contribuiscono in modo sostanziale alla salute scheletrica lungo tutto l'arco della vita, rendendo utile un intervento attivo di consulenza dietetica nei percorsi di prevenzione e gestione dell'osteoporosi.