Le donne trattate con anticorpi monoclonali anti-PCSK9 raggiungono meno frequentemente degli uomini gli obiettivi di colesterolo LDL raccomandati dalle linee guida, nonostante una maggiore aderenza alla terapia. È quanto emerge dal registro multicentrico italiano AT-TARGET-IT, coordinato dal gruppo di ricerca guidato da Pasquale Perrone Filardi, past president della Società Italiana di Cardiologia (SIC) e direttore del Dipartimento di Scienze biomediche avanzate dell’Università Federico II di Napoli.
Lo studio, condotto in oltre 30 centri italiani, ha coinvolto 2.613 pazienti trattati con anticorpi monoclonali anti-PCSK9. Le donne erano 806, pari al 30,8% del campione. Rispetto agli uomini, presentavano un’età media più elevata e livelli basali di LDL-C maggiori, pari a 156,2 mg/dL contro 136,9 mg/dL. Nella popolazione femminile erano inoltre più frequenti l’intolleranza alle statine e un minore ricorso alla terapia ipolipemizzante orale combinata.
«Nell’analisi le donne hanno mostrato una riduzione percentuale del colesterolo LDL costantemente inferiore nel tempo rispetto agli uomini: una differenza di nove punti percentuali a sei mesi dal trattamento e di 5,9 punti dopo tre anni», spiega Perrone Filardi.
La differenza si riflette sul raggiungimento degli obiettivi terapeutici. Il 51,7% delle donne ha raggiunto i target raccomandati dalle linee guida internazionali, rispetto al 64,6% degli uomini. Secondo i dati riportati dal registro, per le donne la probabilità di successo terapeutico risulta ridotta di un terzo.
Il divario, sottolineano gli autori, non sembra dipendere da una minore aderenza alla terapia. Al contrario, nelle donne l’aderenza è risultata più frequente ed elevata. «La minore efficacia della terapia sembra dunque legata a fattori biologici o clinici ancora da indagare. Resta comunque necessaria una maggiore attenzione al profilo di rischio cardiovascolare femminile», afferma Gianfranco Sinagra, presidente della SIC.
Secondo Perrone Filardi, i risultati pongono la questione di una maggiore personalizzazione della terapia ipolipemizzante nelle donne. «Le attuali strategie terapeutiche anti-PCSK9, sviluppate in studi a prevalenza maschile, dovrebbero adottare un approccio più personalizzato per le donne, dalla scelta delle molecole al monitoraggio più frequente dei target lipidici».
Il coordinatore del registro richiama inoltre il peso delle malattie cardiovascolari nella popolazione femminile e sottolinea che le attuali raccomandazioni non prevedono differenze di genere negli approcci terapeutici per il raggiungimento degli obiettivi di LDL. I risultati di AT-TARGET-IT, secondo gli autori, indicano invece la presenza nella pratica clinica di differenze nella risposta al trattamento che richiedono ulteriori approfondimenti.