L’uso del monitoraggio continuo del glucosio (CGM) nei pazienti con diabete di tipo 2 trattati con insulina basale è associato a un rischio di morte per tutte le cause inferiore del 44% dopo un anno e del 35% dopo due anni rispetto al mancato utilizzo del dispositivo. È quanto emerge da uno studio presentato al 62° Congresso annuale della European Association for the Study of Diabetes (EASD), che prende il via oggi, 28 settembre, a Milano e proseguirà fino al 2 ottobre.
Lo studio ha analizzato i dati della piattaforma Truveta, che raccoglie cartelle cliniche elettroniche anonimizzate di oltre 140 milioni di persone negli Stati Uniti. I ricercatori hanno confrontato 13.935 pazienti con diabete di tipo 2 in terapia con insulina basale che avevano ricevuto una prima prescrizione di CGM con altrettanti pazienti che non utilizzavano il monitoraggio continuo. I due gruppi sono stati abbinati sulla base di 29 caratteristiche cliniche e demografiche. L’età media era di 58 anni e il 47% dei partecipanti era costituito da donne.
A 12 mesi, la mortalità per tutte le cause è risultata dell’1,16% tra gli utilizzatori del CGM e del 2,09% tra i non utilizzatori, con una riduzione relativa del rischio del 44%. A 24 mesi le percentuali erano rispettivamente del 2,12% e del 3,26%, con una riduzione relativa del 35%.
L’associazione riguarda anche gli esiti cardiovascolari. Il rischio di un nuovo evento macrovascolare, tra cui infarto, scompenso cardiaco, ictus o attacco ischemico transitorio e arteriopatia periferica, è risultato inferiore del 26% a 12 mesi e del 24% a 24 mesi negli utilizzatori del CGM. Per gli eventi macrovascolari ricorrenti, la riduzione è stata rispettivamente del 35% e del 36%. I ricoveri per scompenso cardiaco sono risultati inferiori del 54% dopo un anno e del 47% dopo due anni.
«Il nostro studio suggerisce che il CGM può fare una reale differenza per la salute a lungo termine delle persone con diabete di tipo 2 che necessitano di insulina e può contribuire a ridurre il rischio di morte precoce», ha dichiarato Jochen Seufert, dell’University Hospital di Friburgo, che ha guidato la ricerca. Secondo Seufert, i risultati rafforzano inoltre l’ipotesi di ampliare l’accesso al monitoraggio continuo nelle persone con diabete di tipo 2 trattate con insulina basale che potrebbero beneficiarne.
Gli autori sottolineano tuttavia che si tratta di uno studio osservazionale e che i risultati non permettono di stabilire un rapporto causale tra utilizzo del CGM e riduzione di mortalità ed eventi cardiovascolari. Non può inoltre essere esclusa la presenza di fattori confondenti non misurati. Sono necessari studi prospettici più ampi per confermare i risultati. Il lavoro, presentato all’EASD come comunicazione orale, non dispone al momento di un manoscritto pubblicato.