Entro cinque anni dalla diagnosi di diabete di tipo 2, il rischio combinato di sviluppare malattia renale cronica o scompenso cardiaco, oppure di morire, raggiunge in media il 33%. A dieci anni sale al 55%. È quanto emerge da uno studio su oltre 1,6 milioni di pazienti statunitensi, presentato all’Annual Meeting della European Association for the Study of Diabetes (EASD), in programma a Milano dal 28 settembre al 2 ottobre 2026.
I ricercatori hanno analizzato i dati real-world del programma osservazionale CALOR per valutare la comparsa delle principali complicanze cardiorenali dopo una nuova diagnosi di diabete di tipo 2 e la loro evoluzione nel tempo.
L’analisi ha incluso 1.617.508 pazienti con nuova diagnosi tra il 1° gennaio 2010 e il 31 marzo 2024 negli Stati Uniti. L’età media all’ingresso nello studio era di 59 anni e il 51% dei partecipanti era costituito da donne. Il 72% presentava anche dislipidemia e il 68% ipertensione. Il dato relativo all’indice di massa corporea era disponibile per il 13% dei pazienti e mostrava una mediana di 30,9 kg/m².
Nei primi cinque anni dalla diagnosi, il rischio di sviluppare per prima una malattia renale cronica è risultato più che doppio rispetto a quello di sviluppare per primo uno scompenso cardiaco: 19% contro 8,3%.
L’insorgenza di una delle due condizioni si associa inoltre a una probabilità rilevante di sviluppare successivamente anche l’altra. Tra i pazienti che hanno manifestato inizialmente uno scompenso cardiaco, il rischio di sviluppare una malattia renale cronica nei cinque anni successivi è risultato del 42%. Tra quelli che hanno sviluppato prima la malattia renale cronica, il rischio di successivo scompenso cardiaco è stato del 23%.
«I nostri risultati mostrano chiaramente come le gravi complicanze associate al diabete di tipo 2 aumentino rapidamente nel tempo», ha dichiarato Naveed Sattar, professore dell’Università di Glasgow e co-responsabile dello studio. Secondo Sattar, i risultati sottolineano «l’importanza fondamentale di individuare e trattare il diabete di tipo 2 in modo completo il più precocemente possibile, per contribuire a ridurre il rischio di complicanze gravi».
Gli autori ricordano che il diabete di tipo 2 si associa frequentemente ad altre condizioni, tra cui obesità, ipertensione, scompenso cardiaco, malattia renale cronica e depressione. Lo studio punta quindi a chiarire con quale rapidità e secondo quale sequenza possano comparire alcune delle principali complicanze dopo la diagnosi.
L’analisi presenta tuttavia alcuni limiti. Si tratta di uno studio osservazionale e non consente quindi di stabilire rapporti di causalità. Gli autori segnalano inoltre la possibile presenza di bias di selezione tipici delle evidenze real-world e precisano che fattori come razza ed etnia potrebbero avere influenzato il rischio di sviluppare malattia renale cronica o scompenso cardiaco.