Solo il 6,4% degli adolescenti si rivolge a un medico quando incontra un problema affettivo o sessuale. I principali punti di riferimento sono invece gli amici, indicati dal 32,4%, e la madre, dal 25%, mentre il 10,2% cerca risposte su Internet e lo 0,5% si rivolge a uno psicologo. È quanto emerge dal progetto nazionale “ANLAIDS incontra studenti e studentesse”, che nell’ultimo anno scolastico ha raggiunto 100 scuole in 7 regioni, con il 67% degli studenti proveniente dai licei.
I risultati sono stati diffusi da ANLAIDS – Associazione Nazionale per la Lotta contro l’AIDS ETS in concomitanza con l’avvio dell’anno scolastico. Il 40% degli adolescenti chiede di approfondire a scuola la sessualità nelle sue funzioni riproduttiva e relazionale, il 29,9% la gestione delle emozioni e dei sentimenti, il 17% il consenso e il rispetto di sé, degli altri e delle diversità e l’11,1% le differenze tra sesso biologico, identità di genere e orientamento sessuale.
Complessivamente, considerando emozioni, relazioni, consenso e rispetto, la richiesta di maggiore approfondimento riguarda quasi il 47% dei partecipanti. Il 32,5% dichiara inoltre preoccupazioni legate al sesso. Tra queste figurano soprattutto una gravidanza indesiderata, indicata dal 29,2%, un’infezione sessualmente trasmessa, dal 24,3%, e il senso di inadeguatezza, dal 23,3%.
Il progetto ha valutato anche le conoscenze degli studenti prima e dopo gli incontri attraverso circa 14.500 questionari. La quota di ragazzi che distingue correttamente HIV e AIDS è passata dal 49,6% all’89,9%, mentre la conoscenza delle modalità di trasmissione del virus è salita dal 52,9% all’85,5%. La conoscenza della profilassi pre-esposizione (PrEP) è aumentata dal 32,3% al 51,9%. Dopo gli incontri, il 78,6% degli studenti sa che l’HIV si cura ma non si può guarire, rispetto al 45,8% rilevato inizialmente.
I questionari rilevano anche una riduzione delle false credenze e dello stigma. Prima dell’intervento il 35,2% considerava pericolosi i rapporti sociali con una persona che vive con HIV; dopo l’incontro la percentuale è scesa al 18,5%. La quota di chi sa che una persona con HIV non è riconoscibile dall’aspetto è passata dal 18% al 57,7%.
I dati arrivano nel primo anno scolastico successivo all’entrata in vigore della legge 9 giugno 2026, n. 104 sul consenso informato in ambito scolastico. La norma richiede il consenso preventivo scritto delle famiglie, o degli studenti maggiorenni, per le attività attinenti alla sessualità, insieme alla preventiva visione dei materiali e a informazioni su obiettivi, contenuti, modalità ed eventuali esperti esterni.
«Il consenso informato deve rafforzare l’alleanza tra scuola e famiglia, non diventare una barriera all’informazione», afferma Luca Butini, presidente di ANLAIDS, sottolineando la necessità di garantire agli adolescenti percorsi qualificati e continuativi.
Attivo dal 1993, il progetto coinvolge le scuole secondarie di primo e secondo grado con incontri gratuiti condotti da operatori formati, tra cui medici infettivologi, psicologi, biologi, infermieri, sessuologi ed educatori, in collaborazione con docenti e famiglie.