Non solo droghe e alcol. Le dipendenze tra gli adolescenti assumono sempre più spesso una forma "digitale", alimentata dall'uso compulsivo di smartphone, social network, videogiochi e, più recentemente, dell'intelligenza artificiale. Un fenomeno in costante crescita che, secondo gli esperti, rischia di passare inosservato perché si sviluppa all'interno delle mura domestiche e viene spesso confuso con una normale abitudine delle nuove generazioni. A lanciare l'allarme è Gabriele Sani, direttore dell'Unità operativa complessa di Psichiatria clinica e d'urgenza e responsabile del CEPID (Centro Psichiatrico Integrato di Ricerca, Prevenzione e Cura delle Dipendenze) del Policlinico Gemelli di Roma. "Le dipendenze non si fermano più soltanto alle sostanze stupefacenti classiche, purtroppo sempre drammaticamente diffuse, ma si stanno evolvendo in gravi disfunzioni comportamentali e digitali", spiega lo psichiatra. "Il rischio maggiore è la loro natura invisibile: i genitori spesso restano ignari del dramma vissuto dai figli, interpretando l'isolamento come semplice timidezza o come una caratteristica della loro generazione".
L'allarme è supportato da un numero crescente di studi internazionali. Secondo una revisione pubblicata su Frontiers in Psychology, la dipendenza digitale interessa ormai il 27% della popolazione per quanto riguarda l'uso dello smartphone, il 17% per i social media, il 14% per Internet e il 6% per i videogiochi, con gli adolescenti che rappresentano la fascia più vulnerabile. Altri lavori scientifici confermano la portata del fenomeno. Un'analisi pubblicata su Archives of Psychiatric Nursing stima che un adolescente su quattro presenti un utilizzo problematico dei social network assimilabile a una dipendenza. Ancora più preoccupanti i dati pubblicati sul Journal of the American Medical Association (JAMA), secondo cui quasi un ragazzo su due (49,2%) mostra livelli elevati di dipendenza da smartphone, mentre un ulteriore 24,6% sviluppa rapidamente sintomi già entro i 15 anni. Anche il gaming rappresenta un elemento di criticità, con il 41,1% dei giovani che manifesta un uso considerato ad alto rischio. Secondo Sani, queste forme di dipendenza non rappresentano un problema isolato, ma sono spesso il sintomo di un disagio psicologico più profondo. "Questi ragazzi non stanno semplicemente attraversando una fase difficile o di ribellione. Molto spesso dietro la dipendenza esiste un disturbo psichiatrico o una sofferenza che si manifesta proprio attraverso questi comportamenti. Per questo non basta eliminare il sintomo: bisogna affrontare anche il disagio di fondo e coinvolgere l'intero contesto familiare e relazionale".
A modificare ulteriormente il panorama è la diffusione dell'intelligenza artificiale generativa. Secondo il report "European children's use and understanding of generative AI" del network europeo EU Kids Online, il 72% dei ragazzi tra i 13 e i 17 anni utilizza abitualmente strumenti di IA, un fenomeno destinato a crescere e sul quale gli esperti invitano a mantenere alta l'attenzione. Il quadro italiano conferma la complessità della situazione. La Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze evidenzia che nel 2025 circa 350 mila studenti minorenni, pari al 23% della popolazione scolastica under 18, hanno fatto uso almeno una volta di sostanze illegali nell'ultimo anno, con un incremento rispetto al 2024. Parallelamente, circa 15 mila studenti tra gli 11 e i 13 anni presentano comportamenti compatibili con la "social media addiction", mentre 111 mila ragazzi, pari al 7% della popolazione scolastica, risultano a rischio di sviluppare un Internet Gaming Disorder. Anche sul fronte delle sostanze il fenomeno continua a crescere. Secondo il più recente World Drug Report delle Nazioni Unite, oltre 330 milioni di persone nel mondo fanno uso di droghe, con un aumento del 5,2% nell'ultimo decennio. Tra i giovani della Generazione Z aumenta inoltre il consumo di cannabis, cocaina e droghe sintetiche, insieme all'abuso di alcol. Per gli specialisti, la risposta non può limitarsi alla prevenzione dell'uso di sostanze o alla riduzione del tempo trascorso online. "Occorre costruire percorsi di prevenzione e cura integrati, che coinvolgano scuola, famiglie e centri specialistici", sottolinea Sani. "Non bisogna demonizzare la tecnologia o l'intelligenza artificiale, ma imparare a conoscerle e a gestirle, proteggendo i ragazzi dalle loro possibili degenerazioni e aiutandoli a riconoscere il proprio disagio prima che si trasformi in una dipendenza".