Schizofrenia, disturbo bipolare e depressione maggiore si associano a un rischio più alto di eventi cardiovascolari e a una mortalità circa doppia rispetto ai pazienti senza storia psichiatrica. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Diabetes Care che ha incrociato i dati con i ricoveri psichiatrici e ospedalieri generali per ricostruire la storia di malattia mentale.
Il lavoro ha seguito 259.875 adulti scozzesi con diagnosi di diabete di tipo 2 tra il 2004 e il 2018. Nella coorte analizzata, l'1,0% dei partecipanti aveva una diagnosi di schizofrenia, lo 0,5% di disturbo bipolare e il 3,0% di depressione maggiore. Tutte e tre le condizioni, raggruppate sotto l'etichetta di severe mental illness (SMI), sono storicamente associate a stili di vita meno favorevoli, effetti metabolici dei farmaci antipsicotici e minore accesso o aderenza alle cure.
Dopo l'aggiustamento per le caratteristiche sociodemografiche, il rischio di andare incontro a un evento cardiovascolare maggiore è risultato più alto in tutte e tre le diagnosi. Il rischio è stato maggiore per la depressione maggiore (HR 1,59), il disturbo bipolare (HR 1,58) e infine per la schizofrenia (HR 1,22) rispetto a chi non aveva una storia di malattia mentale.
L'associazione più marcata riguarda però la sopravvivenza: la malattia mentale grave è risultata legata a un rischio di mortalità per tutte le cause di circa doppio rispetto ai controlli sani. Un divario ampio, che gli autori segnalano come il dato clinicamente più rilevante dello studio.
Tutte le associazioni si sono attenuate dopo un ulteriore aggiustamento per le caratteristiche cliniche di base (storia di malattia cardiovascolare, comorbidità, ipertensione, colesterolo elevato, HbA1c, BMI, uso di alcol e fumo) segno che parte dell'eccesso di rischio passa attraverso un profilo di rischio cardiometabolico peggiore già alla diagnosi di diabete. L'attenuazione, tuttavia, non ha azzerato il gap: una quota di rischio resta indipendente dai fattori misurati, e per gli autori richiede altre spiegazioni, dalla qualità del monitoraggio clinico ricevuto agli effetti diretti dei trattamenti psichiatrici.
Le persone con diabete e una storia di malattia mentale grave restano quindi un gruppo ad alto rischio cardiovascolare che, secondo gli autori, richiede una prevenzione e una gestione dei fattori di rischio più efficaci, non diverse nella sostanza da quelle raccomandate per la popolazione generale con diabete, ma da applicare con maggiore attenzione e continuità in questi pazienti. Restano da chiarire i meccanismi che sostengono l'eccesso di mortalità non spiegato dai fattori clinici tradizionali, terreno su cui gli autori indicano la necessità di ulteriori ricerche.