Uno studio, pubblicato su JAMA Network Open, quantifica per la prima volta con precisione il divario di aspettativa di vita nelle persone con disturbo dello spettro autistico, colmando una lacuna informativa rimasta aperta per anni per mancanza di dati specifici.
Il lavoro ha utilizzato il Transformed Medicaid and Children's Health Insurance Program Statistical Information System, collegato al National Death Index, analizzando tutti i beneficiari Medicaid dei 50 stati USA e del Distretto di Columbia nel periodo 2000-2020. Le analisi sono state condotte tra ottobre 2024 e luglio 2026.
Finora le revisioni sistematiche si erano limitate a stimare un rischio di mortalità 2-3 volte superiore rispetto alla popolazione generale, senza però tradurre questo dato in una stima di aspettativa di vita, proprio per la carenza di dati di mortalità stratificati per età. Lo studio supera questo limite applicando il metodo life table method a una coorte di 2.048.046 individui con ASD iscritti a Medicaid nell'arco di 21 anni.
L'aspettativa di vita alla nascita per i pazienti ASD è risultata pari a 64,9 anni inferiore di 5,6 anni rispetto alla popolazione Medicaid generale e di ben 13,8 anni rispetto alla popolazione generale statunitense. Un dato che colpisce è la scarsa variazione per sesso all'interno della popolazione autistica: il divario, infatti, emerge in modo netto solo confrontando i due sessi con le rispettive popolazioni di riferimento. Le donne autistiche perdono 8,2 anni rispetto alle donne Medicaid generali e 16,0 anni rispetto alla popolazione femminile USA, un deficit molto più marcato di quello osservato negli uomini autistici (-1,9 anni e -11,6 anni rispettivamente). Gli autori attribuiscono questa asimmetria a un maggior carico di comorbidità psichiatriche nelle donne con ASD, responsabile di un eccesso di mortalità specifico.
Sul piano temporale, tra il periodo 2000-2004 e il 2015-2019 l'aspettativa di vita nella popolazione con ASD è cresciuta di 1,7 anni, ma senza ridurre il divario con le altre popolazioni di riferimento, segno che il miglioramento non ha eroso lo svantaggio strutturale. Un dato di rilievo riguarda il 2020: nel primo anno di pandemia da COVID-19 l'aspettativa di vita è calata in tutti e tre i gruppi, ma il calo è stato nettamente più marcato nella popolazione con ASD (-4,1 anni rispetto al periodo 2015-2019), suggerendo una maggiore vulnerabilità di questa popolazione agli shock sanitari acuti.
Il dato più informativo dal punto di vista clinico è la distribuzione per causa di morte: il dato più forte non riguarda le comorbidità tipicamente associate all'autismo, ma cause potenzialmente prevenibili legate alla gestione quotidiana e all'assistenza. Influenza, malnutrizione, polmonite ab ingestis da solidi e liquidi, incidenti non da trasporto, annegamento accidentale e dalla polmonite infettiva sono risultate le cause di morte da impattanti.
Il pattern di cause di morte che emerge dallo studio è clinicamente informativo perché indica dove concentrare la prevenzione: sono tutte cause di morte, potenzialmente aggredibili con interventi assistenziali mirati, più che con terapie farmacologiche specifiche.