Il peso sanitario dovuto all’ictus ischemico in Europa è diminuito negli ultimi trent'anni, ma il progresso è stato disomogeneo e porta con sé un'eredità problematica: mentre la mortalità è scesa in ogni Paese, la disabilità nei sopravvissuti non ha seguito lo stesso ritmo. È quanto emerge da un'analisi pubblicata sull'European Stroke Journal che porta come primi autori ricercatori italiani, basata sui dati del Global Burden of Disease 2023 dal 1990 al 2023.
Lo studio ha analizzato tre indicatori standardizzati per età: i DALY, che combinano mortalità prematura e disabilità nei sopravvissuti; gli YLL, espressione della mortalità prematura; e gli YLD, che misurano il peso della disabilità residua. Per quantificare le tendenze nel tempo sono stati utilizzati modelli a effetti misti, analisi meta-analitica dei trend nazionali e verifica di eventuali non-linearità nelle traiettorie.
I DALY sono diminuiti in ogni paese senza eccezione, con un trend medio europeo stimato intorno al −3,4% annuo. Le riduzioni più marcate, spesso superiori al −4% annuo, si sono registrate in Europa centro-occidentale; diversi paesi dell'Europa hanno mostrato miglioramenti più contenuti (in Italia il dato si attesta al -3,83%), confermando un divario geografico che persiste da decenni.
Il principale motore del miglioramento è stata la riduzione della mortalità prematura: l’analisi restituisce per gli YLL un calo medio di circa il 3,8% annuo (in Italia il -4,38%), riflettendo la rapidità con cui molti Paesi hanno ridotto i decessi precoci. Gli autori attribuiscono questo risultato alla combinazione di una migliore gestione dei fattori di rischio, delle malattie correlate, della diffusione delle terapie e del potenziamento delle stroke unit.
Il dato più critico riguarda la disabilità residua. Gli YLD sono diminuiti molto meno, con circa un −0,9% annuo (Italia -0,89%), senza differenze veramente importanti fra i vari Paesi, variando da un massimo del -2,62% del Portogallo al dato della Francia dove gli YLD sono persino aumentati dello 0,07%. In parallelo, in ogni Paese analizzato la quota di DALY attribuibile alla disabilità è progressivamente aumentata a discapito di quella legata alla mortalità, un cambiamento statisticamente significativo in quasi tutti i contesti. Il fenomeno è in parte la conseguenza del miglioramento della sopravvivenza: man mano che la sopravvivenza migliora, un numero crescente di pazienti vive con le sequele croniche dell'ictus, e se la capacità riabilitativa non cresce di pari passo il peso della disabilità si accumula.
Gli autori ricordano che si tratta di stime e non di misurazioni dirette e che il disegno dello studio non consente di distinguere il contributo relativo di prevenzione, cura acuta e riabilitazione.
Il messaggio di fondo è che la sfida si è spostata: non si tratta più solo di salvare vite, ma di costruire percorsi di recupero che trasformino la sopravvivenza in qualità di vita. Sul piano delle implicazioni, viene richiamato esplicitamente lo Stroke Action Plan for Europe 2018-2030, indicando come priorità operative il rafforzamento dello screening per ipertensione, fibrillazione atriale, dislipidemia e diabete nella medicina di base e l'adozione di standard certificati per le stroke unit sul modello ESO.