Farmaci
Antibiotici
24/04/2026

Antibiotico-resistenza, geni già presenti nel meconio dei neonati. Lo studio

I geni di resistenza agli antibiotici sono stati rilevati nel meconio dei neonati già entro le prime 72 ore di vita: i dati presentati a ESCMID Global 2026

piastra batteri antibiotici

Nelle prime feci (il meconio) dei bambini possono essere già presenti alcuni di quei geni che conferiscono ai batteri la capacità di sfuggire ai farmaci. È quanto emerge da uno studio presentato al congresso ESCMID Global 2026 e che alimenta il dibattito sull'origine precoce del resistoma neonatale e sulle sue implicazioni cliniche nel contesto della lotta all'antibiotico-resistenza.

Il meconio era tradizionalmente considerato sterile o quasi, ma studi molecolari recenti hanno rilevato materiale genetico microbico in campioni di meconio, suggerendo che l'intestino neonatale possa essere esposto a batteri già durante la gravidanza. La presenza di geni di resistenza agli antibiotici (ARG) in questa fase precoce può facilitare la diffusione della resistenza attraverso il trasferimento genico orizzontale tra batteri.

Lo studio ha analizzato campioni di meconio prelevati da 105 neonati ricoverati in terapia intensiva neonatale (NICU) entro le prime 72 ore di vita, nel periodo luglio 2024–luglio 2025. I campioni sono stati sottoposti a screening per 56 diversi geni di resistenza associati ad antibiotici di uso comune.

Ciascun campione conteneva una mediana di otto geni di resistenza. I più frequentemente rilevati sono stati oqxA (98% dei campioni) e qnrS (96%). Lo studio ha inoltre identificato diversi geni codificanti beta-lattamasi: tra questi, i più prevalenti erano blaCTXM (55%), blaCMY (51%) e blaSHV (39%). Geni correlati alla resistenza ai carbapenemi — antibiotici di ultima linea — sono stati rilevati nel 21% dei campioni.

Lo studio ha identificato associazioni tra specifici ARG e variabili materno-neonatali. La presenza del gene msrA (resistenza a macrolidi e streptogramine) è risultata correlata all'ospedalizzazione materna durante la gravidanza, mentre un numero più elevato di geni di resistenza si associava al posizionamento di catetere venoso centrale entro le prime 24 ore di vita — entrambi indicatori di esposizione a microrganismi di origine ospedaliera.

Un risultato controintuitivo riguarda la rianimazione neonatale: i neonati sottoposti a manovre rianimatorie alla nascita presentavano un numero inferiore di geni di resistenza. Gli autori invitano alla cautela nell'interpretare questo dato, che potrebbe riflettere differenze nell'esposizione microbica precoce o altri fattori clinici confondenti.

Sul significato clinico di questi dati, la lead author Argyro Ftergioti è esplicita: «Questo dato suggerisce che l'intestino neonatale ospita un resistoma diversificato, e la presenza di ARG clinicamente importanti così precocemente è preoccupante. Sebbene alcuni fossero attesi, la loro alta prevalenza nella maggioranza dei campioni è stata sorprendente, in particolare per i geni che conferiscono resistenza ai carbapenemi».

Ftergioti sottolinea che «ulteriori ricerche sono necessarie per comprendere come il trasporto precoce di geni di resistenza influenzi lo sviluppo del microbioma e il rischio infettivo», ma evidenzia che i risultati «sottolineano l'importanza della sorveglianza e delle misure di prevenzione e controllo delle infezioni nell'assistenza neonatale». I dati nel loro insieme indicano che il resistoma neonatale si forma per effetto combinato della trasmissione materna, della modalità del parto e delle esposizioni ambientali precoci in NICU, aprendo interrogativi concreti sul ruolo delle pratiche di profilassi antibiotica perinatale e sulla gestione microbiologica dell'ambiente in terapia intensiva neonatale.

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