Integrare l’osservazione dell’azione con la sua esecuzione in realtà virtuale migliora il recupero motorio della mano nei pazienti colpiti da ictus. È quanto emerge da uno studio clinico randomizzato e controllato pubblicato sulla rivista Stroke, condotto da Centro Cardinal Ferrari KOS, Istituto Clinico Quarenghi, Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma e Università di Parma.
La ricerca ha coinvolto 48 pazienti con ictus in fase subacuta o cronica e deficit dell’arto superiore. I partecipanti sono stati assegnati a un protocollo combinato di Action Observation Treatment (AOT) e realtà virtuale oppure a un trattamento con sola realtà virtuale. Il programma riabilitativo è durato cinque settimane, con sessioni intensive adattate alle capacità motorie individuali.
Entrambi i gruppi hanno mostrato un miglioramento della funzione motoria, ma i pazienti trattati con il protocollo combinato hanno ottenuto benefici superiori nella destrezza della mano paretica. Il miglioramento ha superato la soglia di rilevanza clinica ed è risultato stabile a sei mesi dal termine del trattamento.
Oltre alla destrezza manuale, lo studio evidenzia incrementi della forza muscolare, riduzione della spasticità e maggiore autonomia nelle attività della vita quotidiana. Un dato rilevante è il miglioramento osservato anche nella mano non paretica, indicativo di un possibile coinvolgimento bilaterale dei meccanismi di recupero motorio.
Il protocollo si basa su una sequenza in due fasi: osservazione di azioni quotidiane tramite video e successiva esecuzione in ambiente virtuale, con oggetti reali dotati di sensori che amplificano i movimenti residui. Questo approccio attiva i circuiti dei neuroni specchio e favorisce la riorganizzazione delle reti neurali coinvolte nel controllo motorio.
“L’osservazione dell’azione, integrata con la realtà virtuale, può potenziare in modo significativo il recupero motorio dopo ictus”, spiega Antonino Errante, principal investigator dello studio presso l’Università di Parma, sottolineando la capacità del cervello di riorganizzarsi anche a distanza dall’evento acuto.
Secondo gli autori, i benefici risultano più evidenti nei pazienti trattati precocemente e nei soggetti più giovani, pur mantenendo efficacia anche nelle fasi tardive. L’integrazione tra approcci neuroscientifici e tecnologie immersive viene indicata come una strategia promettente per la riabilitazione dell’arto superiore dopo ictus.