“Nonostante l’aumento dell’impiego delle nuove molecole, la loro diffusione non è ancora adeguata rispetto alle linee guida e alle evidenze disponibili.” È questo il punto evidenziato da Riccardo Candido, presidente della Fondazione AMD, durante la conferenza stampa di presentazione della campagna nazionale Pronto Diabete 2026, tenutasi a Roma il 17 marzo.
L’iniziativa prevede, dal 4 al 15 maggio, consulenze diabetologiche gratuite in 50 centri specialistici e attività di informazione in circa 100 farmacie sul territorio, con l’obiettivo di migliorare la gestione del diabete di tipo 2 e prevenire le complicanze cardiovascolari e renali .
Nel corso dell’evento, Candido ha richiamato il quadro epidemiologico: in Italia circa 4–4,5 milioni di persone convivono con il diabete, mentre tra 1 e 1,5 milioni non sono consapevoli della malattia. A questi si aggiungono circa 3–3,5 milioni di soggetti in condizioni di pre-diabete. Un impatto rilevante sia sul piano clinico sia su quello organizzativo.
Secondo il presidente della Fondazione AMD, la gestione della patologia deve essere riletta alla luce di un approccio più ampio. Il diabete di tipo 2 non è più considerato solo una condizione glicemica, ma un continuum che parte dagli stili di vita e si estende fino alle complicanze cardiovascolari e renali, che rappresentano gli esiti più frequenti e onerosi per il sistema sanitario. In questo contesto, l’impiego precoce di farmaci con effetto protettivo su cuore e rene, come gli inibitori SGLT2, assume un ruolo centrale.
Tuttavia, permane un divario tra raccomandazioni e pratica clinica. I dati richiamati durante la conferenza indicano che, se da un lato l’utilizzo di queste terapie è cresciuto dal 3–4% fino al 42%, dall’altro il livello resta ancora insufficiente rispetto agli standard indicati dalle linee guida. Analogo scarto emerge sul fronte della diagnosi precoce della malattia renale: la creatininemia è eseguita nel 75–80% dei pazienti, mentre la microalbuminuria si ferma intorno al 30%.
Candido ha collegato questo ritardo a una serie di fattori. Tra questi, l’inerzia clinica e la presenza di ostacoli burocratici e amministrativi, come i piani terapeutici e le schede di valutazione, che incidono sulla pratica quotidiana. A questi si aggiungono criticità organizzative: solo il 30% dei pazienti accede a strutture specialistiche, mentre per la maggior parte la gestione avviene in ambito territoriale.
Un ulteriore elemento riguarda l’aderenza terapeutica. La presenza di politerapie, spesso con più di cinque farmaci al giorno, riduce la probabilità che il paziente segua correttamente il trattamento, con effetti sulla continuità assistenziale e sugli esiti clinici.
In questo scenario, Candido ha indicato la necessità di rafforzare il ruolo della medicina generale e delle farmacie di comunità, considerate punti di riferimento per l’individuazione precoce e il monitoraggio dei pazienti. Le farmacie, in particolare, possono contribuire a migliorare l’accesso agli screening e a supportare la gestione delle cronicità sul territorio.
La campagna Pronto Diabete 2026 si inserisce in questo contesto con un obiettivo di sensibilizzazione e supporto ai pazienti. L’iniziativa mira a promuovere una maggiore consapevolezza sulla malattia, favorire l’appropriatezza terapeutica e incentivare una presa in carico più tempestiva e integrata.
Il messaggio indicato da Candido è la necessità di anticipare diagnosi e trattamento, superare le barriere organizzative e adottare un approccio proattivo alla gestione del diabete di tipo 2, in linea con le evidenze scientifiche disponibili.