Il tasso di suicidi in Italia è significativamente inferiore alla media europea, quasi la metà rispetto alla media dei 27 Paesi dell’Unione. È quanto emerge dall’ultimo rapporto Eurostat che ha preso in considerazione i dati disponibili a fine 2023.
Nel dettaglio, il tasso italiano è di 5,78 ogni 100.000 abitanti (3.408 casi nell’anno, circa 9,3 al giorno), mentre la media europea si attesta a 10,37. Un dato, quello italiano, in diminuzione rispetto al 2022, quando il tasso era più alto (5,94).
Il dato più alto si registra in Lituania con 18,83 suicidi ogni 100.000 abitanti, mentre il Paese con il minor tasso è Cipro con 3,47.
Più vicini ai valori italiani sono quello di Spagna (7,95) e Portogallo (8,88), mentre la Grecia scende a 4,28. I Paesi nordici mostrano i tassi più elevati: Norvegia 13,86, Finlandia 13,47 e Svezia 12,93.
Analizzando i 10 Paesi più popolosi dell’Unione Europea il tasso più alto di registra in Belgio (circa 13,5 suicidi ogni 100.000 abitanti), seguita da Francia (13), Svezia (12,9), Polonia (12,3), Repubblica Ceca (11,6) e Germania (11,4). A livello di tasso giornaliero la situazione cambia, viste anche le diverse popolosità dei vari Stati: il Paese con più suicidi al giorno è la Germania con 26,2 suicidi al giorno, seguita da Francia (24,2), Polonia (12,4), Spagna (10,5) e, appunto, Italia con 9,3. Repubblica Ceca e Svezia risultano in fondo a questa “Top 10”, con 3,5 e 3,7 suicidi al giorno rispettivamente.
A livello generale Europeo i più virtuosi come tasso di suicidi al giorno sono Malta con 0,09 (5,51 suicidi ogni 100.000 abitanti), Cipro con 0,13 suicidi al giorno (3,47 ogni 100.00 abitanti) e Grecia con 1,22 suicidi al giorno (4,28 ogni 100.000 abitanti).
Massimo Cozza, psichiatra e direttore del Dipartimento di Salute Mentale della ASL Roma 2, inquadra i dati in una prospettiva clinica essenziale per chi lavora sul campo. “È un fenomeno complesso, con determinanti multifattoriali e correlato alla unicità di ciascuna persona. La ricerca scientifica ha individuato oltre 50 fattori di rischio, molti dei quali sono temporanei. Tra questi l'isolamento sociale e gli eventi stressanti. Anche i disturbi psichiatrici rientrano tra i fattori di rischio per i comportamenti suicidari, ma non costituiscono la causa più frequente, come è stato rivelato dall'analisi Istat dei certificati di morte nel triennio 2011-2013 nei quali solo nel 15,1% dei casi c'è stata la menzione di una malattia mentale" ha dichiarato all’Ansa. Questo dato invita a non sovrastimare il peso della psicopatologia e a valutare il rischio in modo integrato, considerando la totalità del contesto bio-psico-sociale del paziente.
Secondo Cozza, il dato favorevole italiano sarebbe ascrivibile a più fattori convergenti: la sopravvivenza di legami sociali e familiari solidi, la presenza di una rete di servizi pubblici di salute mentale, pur con criticità riconosciute, e la diffusione del volontariato, dei presidi sociali comunali e dei servizi di accoglienza.
Nel confronto con i Paesi del Nord Europa, l'esperto segnala anche variabili di contesto culturale e ambientale: un minore individualismo sociale, la maggiore esposizione alla luce solare e l'influenza della cultura cattolica, che storicamente condanna il gesto suicidario.
Va infine considerato un fattore metodologico non trascurabile: i sistemi di rilevazione del fenomeno suicidario risultano più puntali nei Paesi nordici, il che potrebbe in parte spiegare le differenze nei tassi riportati e suggerisce prudenza nell'interpretazione comparativa dei dati.
I dati confermano l'importanza strategica della rete territoriale di salute mentale come presidio di prevenzione. Rafforzare i legami sociali del paziente, valutare i fattori di rischio e mantenere attivi i canali di accesso ai servizi restano azioni prioritarie. I più di 9 decessi al giorno ricordano che il margine di intervento è ancora ampio.
Matteo Vian