Rivedere la norma che impedisce agli atleti con diabete di accedere ai gruppi sportivi militari. È il tema al centro dell’incontro che si è svolto il 9 marzo presso il Ministero della Salute, alla presenza del ministro Orazio Schillaci, di una delegazione della FeSDI – Federazione delle Società Diabetologiche Italiane, dell’Intergruppo parlamentare Obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili e di atleti della nazionale italiana con diabete.
L’incontro ha affrontato la questione dell’attuale esclusione degli atleti con diabete dai gruppi sportivi delle Forze armate, prevista da una normativa risalente al 1932. Secondo i promotori dell’iniziativa, l’evoluzione delle conoscenze cliniche e delle tecnologie per la gestione della malattia consentirebbe oggi di superare questa limitazione.
Il ministro Schillaci ha espresso apertura alla revisione della norma. «L’opportunità di garantire agli atleti con diabete l’accesso ai gruppi sportivi militari» sarà sottoposta ai ministeri competenti, ha dichiarato. «Da allora la medicina ha compiuto grandi progressi che hanno abbattuto ogni ostacolo sanitario e consentono la piena inclusione di questi atleti».
Durante l’incontro sono intervenuti anche alcuni atleti della nazionale italiana con diabete. «Non avevo mai parlato del diabete in pubblico fino al 2021», ha raccontato Anna Arnaudo, atleta azzurra di atletica leggera. «Durante la stagione atletica migliore della mia vita ero riuscita a guadagnare l’attenzione di più gruppi sportivi militari. Solo dopo ho scoperto di non essere idonea, perché nei bandi di arruolamento la mia condizione non era prevista».
Anche Giulio Gaetani, atleta azzurro di scherma, ha sottolineato l’impatto dell’esclusione. «Non ricordo la mia vita prima del diabete e l’ho sempre vissuta come una normalità. L’esclusione dai gruppi sportivi militari non permette ad atleti come noi di rendere del tutto professionale la nostra attività sportiva».
Per Federico Rizzardi, atleta azzurro di nuoto, il rischio è anche culturale. «Il messaggio che passa è che la persona con diabete non possa praticare sport. In realtà è vero il contrario: l’attività fisica è fortemente raccomandata».
A sostegno delle richieste degli atleti sono intervenuti anche i diabetologi. «Il tema che oggi affrontiamo è una questione di equità e di diritto», ha dichiarato Riccardo Candido, presidente della Fondazione AMD – Associazione Medici Diabetologi. «L’accesso ai gruppi sportivi militari deve basarsi esclusivamente sul merito sportivo e sulla reale idoneità individuale, non su una diagnosi».
Secondo Raffaella Buzzetti, presidente della Società Italiana di Diabetologia, i progressi nella gestione della malattia consentono oggi una piena attività agonistica. «La diabetologia dispone di strumenti diagnostici e terapie sempre più personalizzate che permettono alle persone con diabete di mantenere un eccellente compenso metabolico anche durante attività sportive ad alta intensità».
La questione è già oggetto di attenzione parlamentare. Nel corso della legislatura è stato presentato il disegno di legge n. 1276, a prima firma della senatrice Daniela Sbrollini, che prevede disposizioni per l’arruolamento di atleti con diabete nei gruppi sportivi militari e nei corpi dello Stato.