Nessun nuovo fondo europeo dedicato all’aborto, ma apertura formale all’utilizzo delle risorse già disponibili nel bilancio Ue. È questa la posizione della Commissione europea sull’iniziativa dei cittadini “My Voice, My Choice: For Safe And Accessible Abortion”, che aveva raccolto oltre 1,1 milioni di firme chiedendo l’istituzione di un sostegno finanziario specifico per garantire un accesso sicuro e legale all’interruzione volontaria di gravidanza anche alle donne residenti in Paesi dove l’aborto è fortemente limitato o vietato, come Malta o Polonia.
Dopo aver esaminato l’iniziativa e richiamando i limiti fissati dai Trattati in materia di competenze sanitarie, Bruxelles ha escluso la necessità di un nuovo strumento giuridico. Gli Stati membri, viene precisato, possono già fare affidamento sul Fondo Sociale Europeo Plus (Fse+) per migliorare l’accesso a servizi sanitari legalmente disponibili e a prezzi accessibili, compresi quelli relativi all’aborto sicuro. Il sostegno può riguardare, ad esempio, la copertura dei costi delle prestazioni o delle spese di spostamento per le donne che devono recarsi in un altro territorio per ottenere l’intervento. La Commissione motiva la propria posizione anche con ragioni di salute pubblica. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nell’Unione europea si registrano ogni anno circa 483mila aborti non sicuri, con conseguenze potenzialmente gravi per la salute fisica e mentale delle donne e, nei casi più estremi, per la loro stessa vita.
La commissaria Hadja Lahbib e la vicepresidente Roxana Minzatu hanno sottolineato che “dieci Paesi” membri hanno sostenuto l’iniziativa. “Non stiamo tentando di creare una nuova legge Ue, rispettiamo le competenze degli Stati membri”, ha dichiarato Lahbib, evidenziando che per la prima volta la Commissione chiarisce in modo esplicito che il Fse+ può essere utilizzato anche per sostenere l’accesso all’aborto sicuro e legale, qualora gli Stati decidano volontariamente di farlo e in coerenza con le rispettive normative nazionali.