Depressione e ansia sono associate a una progressione più rapida della malattia di Huntington e a un aumento della mortalità, mentre l’avvio di terapia antidepressiva in presenza di questi sintomi risulta correlato a un rallentamento del decorso e a una riduzione del rischio di morte. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Brain e condotto sui dati della coorte internazionale ENROLL-HD.
I ricercatori hanno analizzato informazioni relative a 25.550 partecipanti del registro ENROLL-HD con l’obiettivo di valutare, da un lato, l’associazione tra sintomi indicativi di prescrizione antidepressiva e andamento clinico della malattia e, dall’altro, l’impatto dell’inizio della terapia antidepressiva su progressione e mortalità.
Nella prima analisi sono stati inclusi 6.166 adulti con diagnosi genetica confermata di malattia di Huntington, non in terapia antidepressiva e privi al basale di sintomi indicativi di trattamento. Depressione e ansia hanno rappresentato oltre l’80% delle indicazioni alla prescrizione e sono risultate associate a un incremento della progressione della malattia, misurata tramite punteggio composito ENROLL-HD (da 0,46 a 0,52 punti/anno; p=3,1×10⁻¹¹), e a un aumento della mortalità (hazard ratio 1,5; p=9,4×10⁻⁶).
La seconda analisi ha riguardato 1.877 pazienti rimasti privi di terapia antidepressiva fino all’insorgenza di episodi depressivi o ansiosi. Tra questi, 194 hanno iniziato un antidepressivo prima del follow-up successivo e sono stati confrontati con 1.683 pazienti non trattati mediante modelli ponderati per propensity score. Nei soggetti che hanno avviato la terapia antidepressiva è stata osservata una riduzione del declino del punteggio composito (da 0,89 a 0,53 punti/anno; p=0,002) e una diminuzione della mortalità per tutte le cause (hazard ratio 0,38; p=0,04).
Un’analisi esplorativa per classi farmacologiche ha evidenziato segnali differenziati: gli antidepressivi triciclici sono risultati associati a una riduzione della mortalità per suicidio e non suicidio; gli SSRI e gli agenti atipici a una riduzione del rischio suicidario; gli SNRI a una riduzione della mortalità non correlata al suicidio.
Gli autori concludono che depressione e ansia rappresentano marcatori di maggiore gravità clinica nella malattia di Huntington e che l’introduzione di antidepressivi in presenza di tali sintomi è associata a benefici sugli esiti clinici e sulla sopravvivenza. Il lavoro sottolinea tuttavia la necessità di ulteriori studi per confermare l’associazione e chiarire i possibili effetti nelle altre malattie neurodegenerative.
https://academic.oup.com/brain/article/doi/10.1093/brain/awag009/8434666