Alternare diverse tipologie di attività fisica è associato a una riduzione del 19% della mortalità rispetto alla pratica di un’unica modalità di esercizio. È quanto evidenziato da nuove analisi richiamate dalla Società italiana di diabetologia (Sid), che sottolinea il ruolo dell’esercizio multicomponente nella gestione del diabete.
La nota della società scientifica richiama i risultati derivanti dalle coorti prospettiche statunitensi Nurses’ Health Study e Health Professionals Follow-Up Study, che hanno coinvolto oltre 110.000 partecipanti seguiti per più di tre decenni. Secondo l’analisi, l’associazione tra attività fisiche differenti — aerobiche, di resistenza e di equilibrio — si correla a un vantaggio in termini di sopravvivenza rispetto alla pratica di una singola modalità di esercizio.
«L’attività fisica non è un complemento ma una componente strutturale della terapia del diabete», sottolinea la Sid nel documento, ricordando come i benefici dell’esercizio si estendano al controllo glicemico, alla prevenzione delle complicanze e al miglioramento della qualità di vita.
Sul piano fisiologico, l’esercizio aerobico contribuisce al miglioramento della sensibilità insulinica e della capacità cardiorespiratoria, mentre l’allenamento contro resistenza favorisce il mantenimento della massa muscolare e l’utilizzo periferico del glucosio. Gli esercizi di equilibrio e flessibilità, aggiunge la società scientifica, assumono particolare rilevanza nei pazienti con neuropatia diabetica per la prevenzione delle cadute.
«Integrare modalità diverse di esercizio consente di agire su più determinanti metabolici e funzionali», evidenzia la Sid, che richiama le raccomandazioni internazionali relative ad almeno 150 minuti settimanali di attività aerobica associati a due o tre sessioni di allenamento di forza e a esercizi di mobilità ed equilibrio.
Nel comunicato viene inoltre ribadita la necessità di una prescrizione personalizzata dell’attività fisica, calibrata su età, comorbilità e livello di allenamento, e di un approccio multidisciplinare che coinvolga diabetologi, medici dello sport, fisiatri e professionisti dell’esercizio.
La società scientifica segnala infine come la promozione dell’attività fisica nelle persone con diabete rappresenti anche un obiettivo di sanità pubblica, indicando la possibilità di politiche di incentivo e programmi strutturati per favorire l’adozione stabile di stili di vita attivi.