L’anosmia completa potrebbe rappresentare un segnale di allarme per la salute cardiovascolare. È quanto emerge da uno studio pubblicato su JAMA Otolaryngology–Head & Neck Surgery, che ha messo in evidenza un’associazione tra la perdita dell’olfatto e aumento del rischio di ictus e patologie coronariche, come angina e ischemia.
In passato i disturbi olfattivi erano stati messi in relazione soprattutto con malattie neurodegenerative, ambiti in cui la neuroinfiammazione è un meccanismo centrale. Il nuovo collegamento con le malattie cardiovascolari suggerisce che i processi infiammatori a carico del sistema nervoso possano avere un impatto più ampio, coinvolgendo anche l’apparato vascolare.
L’indagine ha seguito per nove anni 5.142 adulti anziani. Dall’analisi dei dati è risultato che chi presentava una perdita totale dell’olfatto aveva una probabilità circa doppia di andare incontro a eventi cardiovascolari rispetto ai coetanei con funzione olfattiva conservata. L’incremento del rischio appariva più marcato nei primi quattro anni successivi alla valutazione iniziale.
Tra le ipotesi avanzate dai ricercatori vi è quella che l’anosmia possa essere la spia di alterazioni strutturali dei vasi cerebrali oppure il risultato di un danno dell’epitelio nasale dovuto a fenomeni infiammatori cronici.
“Il legame tra olfatto e patologie cardiovascolari, in particolare con l’ictus, rappresenta una scoperta scientifica di rilievo” spiega Arianna Di Stadio, tra le autrici dello studio. “Fino a poco tempo fa consideravamo l’olfatto solo in relazione a malattie neuroinfiammatorie e neurodegenerative, oggi capiamo che la perdita dei sensi può riflettere uno stato di infiammazione sistemica che colpisce anche i vasi sanguigni cerebrali e cardiaci”.
“Il test dell’olfatto è rapido ed economico” spiega Di Stadio sottolineando il possibile impatto clinico dello studio. “Il suo impiego da parte del medico di base potrebbe permettere di identificare precocemente i pazienti in cui la neuroinfiammazione sta già agendo silenziosamente, consentendo un monitoraggio più attento per prevenire eventi gravi come l’ictus”.
Secondo gli esperti, il declino delle funzioni sensoriali e cognitive non è determinato unicamente dall’invecchiamento anagrafico, ma anche dallo stile di vita. “Una sana alimentazione, l’attività fisica all’aria aperta e una supplementazione preventiva ai primi segnali di anosmia con sostanze fisiologiche antineuroinfiammazione come, per esempio, quelle utilizzate nei nostri precedenti studi sul Covid, rappresentano strumenti potenti per contrastare la neuroinfiammazione” conclude Di Stadio. “Proteggere l’olfatto significa, in ultima analisi, proteggere il cuore e preservare la funzionalità del cervello”.