Un’elevata aderenza a uno tra cinque modelli alimentari salutari si associa a una riduzione significativa del rischio di mortalità per tutte le cause e a un incremento dell’aspettativa di vita fino a tre anni. È quanto emerge da un’analisi longitudinale pubblicata su Science Advances.
Lo studio ha analizzato i dati di 103.649 partecipanti arruolati nella UK Biobank tra il 2006 e il 2010, con un follow-up mediano di 10,6 anni. L’età media al basale era di 58,3 anni e il 56,4% del campione era costituito da donne. Durante il periodo di osservazione si sono verificati 4.314 decessi.
I partecipanti con maggiore aderenza ai modelli dietetici – identificati attraverso il quintile più alto dei punteggi alimentari – hanno mostrato una riduzione del rischio di mortalità totale compresa tra il 18% e il 24% rispetto a quelli nel quintile più basso. In particolare:
• Diabetes Risk Reduction Diet (DRRD): HR 0,76
• Alternate Mediterranean Diet (AMED): HR 0,80
• Alternate Healthy Eating Index-2010 (AHEI): HR 0,80
• Dietary Approaches to Stop Hypertension (DASH): HR 0,81
• Healthful Plant-Based Diet Index (hPDI): HR 0,82
Secondo gli autori, guidati da Liangkai Chen della Huazhong University of Science and Technology, l’aderenza ai modelli alimentari è risultata associata anche a una riduzione della mortalità per cause specifiche, tra cui patologie cardiovascolari, neurodegenerative, respiratorie e tumori.
L’analisi sull’aspettativa di vita stima che, a 45 anni, l’aderenza più elevata a uno di questi modelli comporti un guadagno di 1,5–2,3 anni per le donne e di 1,9–3,0 anni per gli uomini. Per le donne il maggior incremento è stato osservato con il modello AMED, mentre per gli uomini con il DRRD.
Il modello DRRD ha mostrato l’associazione più forte con la riduzione della mortalità. Gli autori ipotizzano che il risultato possa essere legato all’inclusione nel punteggio dell’apporto di fibre e dell’indice glicemico, entrambi risultati significativamente associati alla mortalità totale. Viene inoltre richiamato il possibile ruolo del miglioramento della sensibilità insulinica nella prevenzione delle patologie croniche.
L’associazione tra aderenza dietetica e riduzione della mortalità è rimasta significativa anche considerando il punteggio di rischio genetico poligenico per la longevità, suggerendo un effetto indipendente dalla predisposizione genetica.
Le associazioni non sono risultate significativamente modificate da età, sesso, obesità, abitudine al fumo, apporto energetico e attività fisica, ma sono apparse più marcate nei soggetti con maggiore deprivazione socioeconomica. Per la dieta DASH, l’associazione con la mortalità totale è risultata più evidente negli adulti più anziani.
Gli autori riconoscono alcuni limiti, tra cui la natura osservazionale dello studio, la raccolta dei dati dietetici solo al basale e la limitazione della popolazione a soggetti di discendenza europea.