Clinica
Neurologia
13/02/2026

Long Covid, studio Usa: alterazioni cerebrali con meccanismi simili all’Alzheimer

Uno studio della NYU Langone Health rileva nei pazienti Long Covid un aumento del 10% del plesso coroideo associato a marcatori legati all’Alzheimer

neuroni

Il Long Covid modifica il cervello attraverso meccanismi tipici della malattia di Alzheimer. È quanto emerge da uno studio statunitense guidato da scienziati della NYU Langone Health, finanziato dal National Institute on Aging dei National Institutes of Health (Nih) e pubblicato su Alzheimer’s & Dementia.

Il lavoro si concentra sul plesso coroideo (Cp), una rete di vasi sanguigni rivestiti da cellule produttrici di liquido cerebrospinale che funge da barriera protettiva per il cervello e regola le risposte immunitarie e l’eliminazione delle scorie. I pazienti con Long Covid presentano un Cp del 10% più grande rispetto a chi ha contratto l’infezione da Sars-CoV-2 ma è guarito completamente. L’aumento delle dimensioni del Cp si associa a livelli più elevati di proteine collegate anche all’Alzheimer, come la pTau217 e la proteina acida fibrillare gliale.

Il team ha inoltre osservato che i pazienti Long Covid con Cp più grande ottengono risultati peggiori in media del 2% al Mini-Mental State Exam, test utilizzato per valutare memoria e attenzione.

Lo studio ha coinvolto 179 partecipanti: 86 con sintomi neurologici di Long Covid, 67 persone completamente guarite dal Covid e 26 che non avevano mai contratto l’infezione. Tutti sono stati sottoposti a risonanza magnetica cerebrale avanzata, esami del sangue e test cognitivi. Nei pazienti con Long Covid sono stati rilevati sia un aumento del volume del Cp sia una riduzione del flusso nei vasi sanguigni della struttura.

Secondo gli autori, le alterazioni osservate potrebbero riflettere un rimodellamento vascolare del Cp indotto dall’infiammazione, con fibrosi e accumulo di tessuto cicatriziale che ostacolano ulteriormente il flusso sanguigno. Una ridotta perfusione del Cp può ridurre la produzione di liquido cerebrospinale, favorire l’accumulo di scorie e compromettere l’integrità della barriera emato-encefalica.

“Il nostro lavoro suggerisce che le reazioni immunitarie a lungo termine che si sviluppano in alcuni casi dopo il Covid possono comportare un gonfiore che danneggia una barriera cerebrale critica nel plesso coroideo”, afferma Yulin Ge, docente del Dipartimento di Radiologia della NYU Grossman School of Medicine. Evidenze fisiche, molecolari e cliniche, aggiunge, indicano che un Cp più grande potrebbe rappresentare un segnale di allarme precoce di un possibile declino cognitivo simile all’Alzheimer.

Thomas Wisniewski, docente del Dipartimento di Neurologia della NYU Grossman School of Medicine, sottolinea la necessità di studi più ampi e di lungo periodo per chiarire se le alterazioni del plesso coroideo siano una causa o una conseguenza dei sintomi neurologici. Il prossimo passo, precisa, sarà seguire i pazienti nel tempo per verificare se i cambiamenti cerebrali identificati possano predire lo sviluppo di problemi cognitivi a lungo termine.

Il Long Covid viene descritto come una condizione in cui i sintomi dell’infezione persistono per mesi o anni dopo il contagio. Secondo i ricercatori, circa 780 milioni di persone nel mondo sono state infettate da Sars-CoV-2 e una parte di esse ha manifestato a lungo termine affaticamento, annebbiamento mentale, vertigini, perdita dell’olfatto o del gusto, depressione e altri sintomi.

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