Clinica
Autismo
11/02/2026

Autismo, la latenza di addormentamento associata ai sintomi comportamentali. Lo studio su Nature Neuroscience

Nei disturbi dello spettro autistico e suggerisce un cambio di prospettiva clinica: il problema principale potrebbe essere l’inizio del sonno, più che i risvegli notturni

bimba sonno

Uno studio pubblicato su Nature Neuroscience presenta una delle più ampie raccolte di dati oggettivi sul sonno nei disturbi dello spettro autistico e suggerisce un cambio di prospettiva clinica: il problema principale potrebbe essere l’inizio del sonno, più che i risvegli notturni.

Il lavoro introduce il Simons Sleep Project (SSP), una piattaforma open science che mette a disposizione oltre 3.600 notti di registrazioni domiciliari raccolte in 102 bambini con autismo e 98 fratelli non autistici, tra 10 e 17 anni. Le registrazioni sono state effettuate a domicilio con tre dispositivi sincronizzati: una fascia EEG (Dreem3), uno smartwatch multisensore (EmbracePlus) e un sensore da materasso (Withings), affiancati da diari e questionari compilati dai genitori.

Dispositivi più concordi dei genitori

Uno dei risultati centrali riguarda la concordanza tra misure oggettive e soggettive. L’analisi ha mostrato una maggiore coerenza tra i tre dispositivi rispetto a quella osservata tra dispositivi e report genitoriali, in particolare per i risvegli notturni (WASO).
Per il WASO non è emersa concordanza tra dati strumentali e diario del sonno o questionari (CSHQ). Gli autori sottolineano che le misure oggettive, raccolte con tre dispositivi indipendenti, hanno fornito dati più accurati e affidabili rispetto ai report soggettivi.

Addormentamento più lungo nei bambini con autismo

Quando si confrontano bambini con autismo e fratelli, solo la latenza di addormentamento (sleep onset latency, SOL) risulta significativamente più lunga nel gruppo autismo nelle misure oggettive.
Al contrario, i genitori riportano risvegli notturni più frequenti e punteggi più elevati di disturbo del sonno nei bambini con autismo, ma queste differenze non trovano conferma nelle misurazioni EEG per il WASO.

Latenza di addormentamento e profilo comportamentale

L’analisi dimensionale, condotta indipendentemente dalla diagnosi, mostra che la SOL misurata con EEG è significativamente correlata a diversi domini comportamentali, tra cui sintomi ADHD, depressione, sensibilità sensoriale e funzionamento adattivo.
Il WASO, invece, non presenta correlazioni significative con le misure comportamentali. Il confronto diretto tra le due variabili conferma che le associazioni con la SOL sono significativamente più forti rispetto a quelle con il WASO.

Gli autori parlano di una “dissociazione” tra difficoltà di inizio del sonno e di mantenimento, suggerendo che i problemi di addormentamento, più che i risvegli notturni, siano associati a difficoltà comportamentali e adattive.

Verso una fenotipizzazione digitale del sonno

Il dataset SSP include dati grezzi EEG, segnali fisiologici multisensore e sequenziamento dell’esoma, offrendo la possibilità di esplorare relazioni tra sonno, comportamento e profilo genetico.
Il disegno remoto, con registrazioni multiple notti a domicilio, supera alcune limitazioni degli studi con polisonnografia in laboratorio, spesso limitati a una singola notte e a contesti poco ecologici.

Per la pratica clinica, il messaggio è chiaro: nei disturbi del neurosviluppo, la valutazione oggettiva multi-notte può modificare la lettura dei disturbi del sonno e orientare l’attenzione verso le difficoltà di addormentamento come possibile target fisiopatologico e terapeutico.

FONTE
https://www.nature.com/articles/s41593-025-02146-3

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