Le donne in post-menopausa trattate con tirzepatide per obesità hanno registrato una maggiore perdita di peso quando assumevano anche una terapia ormonale rispetto a chi utilizzava il farmaco in monoterapia. È quanto emerge da uno studio retrospettivo di coorte condotto nel sistema sanitario della Mayo Clinic e pubblicato su Lancet Obstetrics, Gynaecology & Women’s Health
Nel campione di 120 donne con sovrappeso o obesità, la riduzione media del peso corporeo è stata del 19,2% nel gruppo in terapia ormonale, contro il 14% nel gruppo senza terapia ormonale (P=0,0023). Le pazienti che assumevano ormoni hanno inoltre mostrato riduzioni significative della pressione diastolica, dei trigliceridi e dell’aspartato aminotransferasi. In entrambi i gruppi sono stati osservati miglioramenti della glicemia a digiuno, dell’emoglobina glicata, del colesterolo HDL, dell’alanina aminotransferasi e della pressione sistolica. Il colesterolo totale e LDL sono risultati stabili nel gruppo in terapia ormonale e lievemente aumentati nelle non utilizzatrici.
Secondo gli autori, le donne in terapia ormonale hanno ottenuto una perdita di peso superiore del 35% rispetto al gruppo di confronto e hanno raggiunto più frequentemente soglie di calo ponderale pari o superiori al 20% (45% vs 24%), al 25% (28% vs 8%) e al 30% (18% vs 4%) entro il quindicesimo mese di trattamento.
La coorte comprendeva donne in post-menopausa trattate con tirzepatide per almeno 12 mesi tra giugno 2022 e maggio 2024. L’età media era di 56,4 anni; il 77% presentava obesità e il 53% diabete di tipo due. Il 75% aveva dislipidemia e il 63% ipertensione. Le utilizzatrici di terapia ormonale sono state abbinate alle non utilizzatrici mediante propensity score. La maggioranza assumeva estradiolo transdermico (68%), mentre il 33% utilizzava una formulazione orale.
Per quanto riguarda la sicurezza, il 40% delle partecipanti ha riportato almeno un evento avverso. Gli effetti gastrointestinali sono stati i più frequenti, con una prevalenza del 30% nelle utilizzatrici di terapia ormonale e del 43% nelle non utilizzatrici. Altri eventi, tra cui cefalea, ipoglicemia, affaticamento e orticaria, non hanno mostrato differenze rilevanti tra i gruppi.
Gli autori sottolineano che le osservazioni dovranno essere verificate in uno studio randomizzato, per valutare se i benefici si estendano oltre la perdita di peso e includano un effetto diretto sui parametri cardiometabolici. Nel commento che accompagna l’articolo, Roberto Vettor, Università di Padova, e Mikiko Watanabe, Università di Roma, evidenziano la necessità di stratificare i futuri trial non solo per sesso, ma anche per stadio menopausale, e segnalano che resta da chiarire se l’effetto osservato sia specifico del doppio agonismo GLP-1/GIP di tirzepatide o estendibile ad altri agonisti GLP-1.
Tra i limiti dello studio vengono indicati il disegno osservazionale, il possibile bias di selezione e la prevalenza di partecipanti di etnia caucasica, con possibili ricadute sulla generalizzabilità dei risultati.