Designato alla guida dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD) durante il XXV Congresso nazionale, tenutosi a Bologna lo scorso ottobre, Salvatore De Cosmo, direttore della Struttura Complessa di Medicina Interna-Endocrinologia dell’IRCCS “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo, traccia in questa intervista per Diabetologia33, le priorità operative del suo mandato. Al centro, il rafforzamento del ruolo della diabetologia nel modello assistenziale della cronicità, l’integrazione tra ospedale, territorio e medicina generale, lo sviluppo delle competenze digitali e l’utilizzo dei dati per sostenere equità di accesso e qualità delle cure.
Quali saranno le priorità operative dei primi mesi di mandato da presidente AMD?
Il nostro obiettivo sarà mantenere la diabetologia al centro del modello assistenziale della cronicità. Parliamo di una condizione che coinvolge circa 4 milioni i di persone in Italia, con un aumento del 60% negli ultimi vent’anni. Una vera epidemia silenziosa che impone un nuovo approccio organizzativo e culturale.
Per questo avvieremo un confronto sistematico con le sezioni regionali, gruppi di studio e giovani diabetologi AMD, per raccogliere bisogni e criticità dai territori e trasformarli in un programma operativo condiviso.
Accanto a questo, continueremo ad investire in modo deciso sulla formazione, da sempre un pilastro identitario di AMD. Rafforzeremo sia la formazione clinica sia quella manageriale e digitale, valorizzando iniziative come gli Scientific Talk, i master di alta specializzazione e i percorsi dedicati al futuro della sanità digitale e all’intelligenza artificiale.
Inoltre, potenzieremo l’AMD Digital Network, i progetti di ricerca basati sui Big Data e i nuovi Annali AMD, che rappresentano degli strumenti essenziali per un’assistenza diabetologica orientata alla medicina predittiva e personalizzata. Infine, vogliamo rafforzare il ruolo e la voce di AMD ai tavoli istituzionali, a livello nazionale e regionale, affinché le scelte di politica sanitaria sul diabete siano coerenti con le evidenze scientifiche e con l’esperienza quotidiana di chi eroga assistenza ed è accanto alle persone con diabete. La nostra ambizione è proseguire la tradizione ultradecennale di lungimiranza dell’Associazione e guidare una diabetologia che anticipi il cambiamento.
L’Associazione insiste sulla necessità di un approccio multidisciplinare. Quali strumenti concreti ritenete prioritari per rafforzare la collaborazione tra ospedale, territorio e medicina generale?
La crescente complessità di gestione del diabete richiede una rete efficiente e sostenibile.
Spesso non è sufficiente parlare di multidisciplinarietà, ma è necessario costruirla giorno per giorno.
Le persone con diabete sono spesso pazienti anziani, fragili, con comorbidità che coinvolgono cuore, reni, l’apparato cardiometabolico e che spesso sono influenzate anche da aspetti socio-demografici. È evidente che solo attraverso la rete e la sinergia del Team diabetologico è possibile trovare risposte coerenti con i bisogni assistenziali. Tutto questo ci spinge anche a nuove forme di collaborazione e confronto con altre società scientifiche con le quali condividiamo interessi culturali ed assistenziali comuni.
La nostra priorità, quindi, è quella di promuovere modelli realmente integrati, in cui diabetologi, medicina generale, altri specialisti, infermieri, dietisti, psicologi, podologi lavorino insieme lungo un percorso condiviso. Questo significa creare connessioni tra cure primarie, ospedale e territorio, come già previsto dai nuovi modelli organizzativi e dalle opportunità del PNRR. Ma significa anche favorire reti cliniche interaziendali che mettano in dialogo diverse professionalità, come già avvenuto per obesità e complicanze croniche nell’ Azienda USL Nordovest Toscana, e fare in modo che questi esempi diventino prassi diffusa.
La formazione giocherà un ruolo decisivo: vogliamo costruire momenti di aggiornamento che coinvolgano più discipline e valorizzino la collaborazione. Poi, accanto alla formazione, sarà fondamentale una comunicazione interna più efficace per rafforzare il senso di comunità professionale e facilitare il confronto continuo tra i colleghi. Il nostro obiettivo è semplice: garantire alla persona con diabete un percorso coerente e fluido, indipendentemente da dove viva.
La diffusione delle tecnologie è in crescita ma ancora disomogenea. Quali strategie intendete promuovere per favorire un accesso equo a livello nazionale?
Le tecnologie hanno trasformato l’approccio alla cura del diabete e continueranno a farlo, ma oggi purtroppo l’accesso non è uguale in tutte le regioni. La nostra priorità è colmare queste differenze e fare in modo che l’innovazione diventi un elemento di equità, non di disuguaglianza. Per riuscirci, è necessario definire standard omogenei a livello nazionale, che garantiscano alle persone con diabete gli stessi diritti indipendentemente dal luogo di residenza.
Parallelamente vogliamo rafforzare le competenze digitali dei professionisti. L’evoluzione della diabetologia passa anche da qui: dalla capacità di utilizzare strumenti digitali, interpretare dati, gestire piattaforme di telemedicina. Abbiamo già avviato collaborazioni, come il percorso sulla sanità digitale con il Politecnico di Milano, che aiuteranno a formare il “diabetologo digitale” del futuro.
Un altro elemento chiave sarà il potenziamento degli strumenti di raccolta e analisi dei dati. I file dati AMD e i nuovi Annali rappresentano una risorsa unica per comprendere l’impatto reale delle tecnologie e indirizzare le decisioni del sistema sanitario. La nostra visione è chiara, l’innovazione deve essere un diritto, non un privilegio.
Marco Malagutti