Un nuovo studio pubblicato su Nature Medicine suggerisce che poche gocce di sangue essiccate su una card, ottenute con una semplice puntura sul dito, potrebbero in futuro aiutare a diagnosticare l’Alzheimer. Il metodo ha mostrato un’elevata concordanza con i test standard, con un’accuratezza dell’86% nel rilevare livelli del biomarcatore p-tau217, associato alla malattia.
I ricercatori hanno testato il sistema su 337 volontari, trovando una forte correlazione anche con altri due biomarcatori, GFAP e NfL. I risultati dei campioni su sangue secco si sono dimostrati coerenti con quelli ottenuti tramite analisi tradizionali su sangue o liquido cerebrospinale.
La novità non riguarda solo l’affidabilità, ma anche la semplicità del prelievo: i partecipanti sono riusciti a eseguire autonomamente la raccolta del sangue, senza bisogno di personale specializzato. Questo apre la strada a possibili applicazioni su larga scala, studi remoti e test accessibili a gruppi vulnerabili come le persone con sindrome di Down, maggiormente esposte al rischio di Alzheimer.
Pur non essendo ancora pronta per l’uso clinico, la tecnica potrebbe rappresentare una svolta per diagnosi più precoci e su larga scala.
https://www.nature.com/articles/s41591-025-04080-0?
Cristoforo Zervos