Le nuove linee guida della American Headache Society (AHS), pubblicate sulla rivista Headache, aggiornano le raccomandazioni sul trattamento parenterale dell’emicrania negli adulti che accedono al pronto soccorso. Il documento si basa su una revisione sistematica e una valutazione delle evidenze condotte secondo il processo della American Academy of Neurology (AAN).
L’aggiornamento ha incluso ventisei studi randomizzati controllati, per oltre tremila pazienti, che hanno valutato venti trattamenti iniettabili, somministrati per via endovenosa, intramuscolare, sottocutanea o mediante blocchi nervosi. Gli studi sono stati classificati per rischio di bias in classi I, II e III e le raccomandazioni sono state graduante in livelli di evidenza da A a U.
Tra i trattamenti che “devono essere offerti” (livello A), le linee guida indicano la proclorperazina endovenosa e il blocco del nervo occipitale maggiore (greater occipital nerve block, GONB) nei pazienti eleggibili e senza controindicazioni. Al contrario, l’idromorfone endovenoso viene classificato come trattamento che “non deve essere offerto” (livello A), sulla base di evidenze di minore efficacia e maggiori rischi.
Tra le terapie che “dovrebbero essere offerte” quando clinicamente appropriate (livello B) rientrano il dexketoprofene endovenoso, il ketorolac endovenoso, la metoclopramide endovenosa, il sumatriptan sottocute e il blocco del nervo sopraorbitario (supraorbital nerve block, SONB).
Alcuni trattamenti vengono indicati come “possono essere offerti” (livello C), tra cui la clorpromazina endovenosa, il desametasone endovenoso e il valproato endovenoso. Il paracetamolo endovenoso viene invece collocato tra le opzioni che “possono non essere offerte” per il controllo del dolore emicranico in pronto soccorso.
Per diversi interventi – tra cui caffeina endovenosa, granisetron, ibuprofene endovenoso, ketamina, lidocaina, soluzione fisiologica, propofol e blocchi del ganglio sfenopalatino – le evidenze sono giudicate insufficienti e non consentono una raccomandazione formale (livello U).
Le linee guida includono anche il eptinezumab endovenoso, che ha mostrato efficacia in uno studio randomizzato, ma viene considerato raccomandabile solo per pazienti che corrispondono alla popolazione dei trial clinici, con assenza di una raccomandazione specifica per l’uso routinario in pronto soccorso.
Secondo gli autori, l’aggiornamento mira a ridurre la variabilità delle pratiche cliniche nei dipartimenti di emergenza e a promuovere l’uso di trattamenti supportati da evidenze di maggiore qualità, aggiornando le indicazioni già pubblicate nel 2016.