Le conversazioni tra pazienti e clinici riguardo alla diagnosi di sclerosi multipla stanno cambiando in modo evidente. Sempre più spesso, quando si chiede se un paziente presenti una forma recidivante remittente (RRMS) o una forma primariamente progressiva (PPMS), alcuni vengono informati che tutte le manifestazioni della malattia rappresentano un’unica condizione con la stessa base biologica e che le distinzioni fenotipiche tradizionali non avrebbero più valore. Questa prospettiva nasce dal riconoscimento che, lungo l’intero spettro della sclerosi multipla, esistono meccanismi patogenetici sovrapposti e continui. Tuttavia, un messaggio così semplificato rischia di oscurare il fatto che le categorie classiche continuano a svolgere un ruolo essenziale: permettono di formulare una prognosi più accurata, definiscono l’accesso ai trattamenti e alle relative coperture assicurative, e influenzano in modo decisivo la possibilità di partecipare agli studi clinici. Per questo motivo, nonostante l’interesse crescente nel descrivere la sclerosi multipla come un continuum biologico, la distinzione storica tra forme recidivanti e forme progressive rimane centrale nella gestione clinica della malattia e non dovrebbe essere accantonata.
JAMA Neurol. 2025 Dec 29. doi: 10.1001/jamaneurol.2025.5068. Epub ahead of print.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41460494/