Un nuovo approccio basato sulla teoria dell'informazione mostra come la "surprisal" - una misura che quantifica quanto siano inaspettate le esperienze quotidiane - è risultata significativamente associata alla comparsa di cefalea nei pazienti emicranici. È quanto emerge da un recente studio pubblicato su JAMA Network Open.
Le ricerca ha analizzato i dati di 109 pazienti emicranici in uno studio di coorte condotto tra aprile 2021 e dicembre 2024. La maggior parte dei partecipanti (93,5%) era di sesso femminile, con età mediana di 35 anni. I partecipanti avevano da 4 a 14 giorni di cefalea al mese e hanno mantenuto un'elevata aderenza al diario (88%).
Per determinare i punteggi di surprisal, i partecipanti hanno registrato informazioni sull'esposizione a possibili trigger due volte al giorno - al mattino e alla sera - per 28 giorni.
L'endpoint primario era la comparsa di emicrania dopo l'esposizione ai trigger, valutata come esito binario sì/no. I punteggi totali di surprisal sono stati calcolati utilizzando distribuzioni di probabilità individuali per riflettere quanto fossero atipiche le esperienze di ogni giorno.
I partecipanti con punteggi di surprisal più elevati hanno mostrato una probabilità doppia di sviluppare episodi emicranici una probabilità doppia di sviluppare episodi emicranici nel giorno successivo rispetto a quelli con punteggi inferiori. Punteggi più elevati di surprisal sono risultati associati a un aumento del rischio di emicrania a 12 ore (OR 1,86; IC 95% 1,12-3,08) e a 24 ore (OR 2,15; IC 95% 1,44-3,20).
I risultati sono stati simili a quelli osservati in ricerche precedenti. Replicando questa associazione in una coorte separata, lo studio rafforza la fiducia nel fatto che la surprisal fornisca un quadro rilevante per catturare l'imprevedibilità delle esperienze quotidiane degli individui.
Questo approccio innovativo potrebbe aprire la strada a strumenti predittivi più sofisticati per la gestione dell'emicrania, consentendo ai clinici di passare da una visione semplicistica basata su trigger isolati a una comprensione più dinamica e personalizzata dei fattori di rischio individuali.
"Questo studio supporta l'idea che, piuttosto che un singolo trigger specifico, l'imprevedibilità o la combinazione atipica di esperienze quotidiane possa svolgere un ruolo chiave nel determinare la vulnerabilità agli attacchi a breve termine", concludono gli autori. "Questa prospettiva sposta l'attenzione da liste statiche di trigger verso la comprensione di come le fluttuazioni nell'ambiente di vita modulino dinamicamente il rischio".