Lo studio SURPASS-CVOT mostra che tirzepatide è non inferiore a dulaglutide nella riduzione degli eventi cardiovascolari maggiori nei pazienti con diabete di tipo 2 e malattia cardiovascolare aterosclerotica. I dati sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine e presentati come confronto diretto tra il doppio agonista GIP/GLP-1 e un GLP-1 già dotato di indicazione per la riduzione del rischio cardiovascolare.
Nel corso di un follow-up mediano di quattro anni, l’endpoint primario composito – morte per cause cardiovascolari, infarto miocardico o ictus – si è verificato nel 12,2% dei pazienti trattati con tirzepatide e nel 13,1% di quelli assegnati a dulaglutide (hazard ratio 0,92; IC 95,3% 0,83-1,01; p=0,003 per non inferiorità). Per i singoli componenti dell’endpoint, tirzepatide ha mostrato risultati sovrapponibili: morte cardiovascolare 5,6% contro 6,2%, infarto miocardico 4,7% contro 5,4%, ictus 3,5% contro 3,8%.
Un endpoint secondario composito che includeva anche la rivascolarizzazione coronarica ha favorito tirzepatide, con eventi nel 16,5% dei pazienti rispetto al 18,5% nel gruppo dulaglutide (HR 0,88; IC 95% 0,81-0,96). Gli autori sottolineano tuttavia che tirzepatide non ha raggiunto il criterio di superiorità sull’endpoint primario.
Un’analisi secondaria prespecificata ha mostrato una minore incidenza di mortalità per tutte le cause e di mortalità non cardiovascolare nel gruppo tirzepatide, risultati definiti dagli stessi ricercatori come esplorativi e da confermare. La mortalità totale è stata dell’8,6% con tirzepatide e del 10,2% con dulaglutide.
Dal punto di vista metabolico, tirzepatide ha determinato riduzioni più marcate di emoglobina glicata, peso corporeo e pressione arteriosa sistolica, oltre a un maggiore calo dei trigliceridi. Il profilo di sicurezza è risultato complessivamente comparabile tra i due farmaci, con una maggiore frequenza di eventi gastrointestinali nel gruppo tirzepatide.
Il trial, in doppio cieco, è stato condotto in seicentotrentaquattro centri di trenta Paesi e ha arruolato 13.165 pazienti di età pari o superiore a quaranta anni, con diabete di tipo 2, HbA1c tra 7% e 10,5% e malattia cardiovascolare aterosclerotica documentata. I partecipanti sono stati randomizzati a tirzepatide una volta a settimana, con titolazione fino a quindici milligrammi, o a dulaglutide 1,5 milligrammi.
Attualmente tirzepatide è autorizzato per il trattamento del diabete di tipo 2, per la gestione del peso e per l’apnea ostruttiva del sonno, mentre dulaglutide dispone anche dell’indicazione per la riduzione del rischio cardiovascolare. Eli Lilly ha annunciato l’intenzione di presentare questi dati alle autorità regolatorie internazionali entro la fine dell’anno.