Professione medica
Medicina di genere
10/12/2025

Trattamento di affermazione di genere e tasso di occupazione nelle persone transegender

Garantire pari opportunità di impiego non rappresenta soltanto un imperativo di giustizia sociale, ma costituisce anche un investimento positivo per la società nel suo complesso

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Un recente studio prospettico di coorte condotto in Danimarca ha esplorato il tasso di occupazione delle persone transgender prima e dopo l’avvio delle cure di affermazione di genere, confrontandole con controlli cisgender.

L’occupazione rappresenta un elemento chiave per l’inclusione sociale ed economica e contribuisce in maniera significativa alla qualità della vita. Le evidenze provenienti da Europa e Stati Uniti concordano nel mostrare, all’interno della comunità transgender, tassi di occupazione più bassi rispetto alla popolazione generale. In Italia la situazione appare analoga, con stime che indicano un tasso di disoccupazione tra le persone transgender pari al 30-40%, nettamente superiore alla media nazionale. Le difficoltà di accesso al mondo del lavoro in questa comunità derivano da molteplici fattori, tra cui esperienze di discriminazione nei colloqui, ambienti lavorativi ostili che favoriscono molestie o esclusione sociale, problemi legati alla discordanza tra identità anagrafica e aspetto fisico, limitato accesso all’istruzione dovuto a discriminazioni scolastiche pregresse e, infine, una forma di segregazione occupazionale che spinge alcune persone verso settori informali o precari in mancanza di opportunità più stabili e sicure.

I ricercatori hanno identificato i partecipanti tramite il registro nazionale dei pazienti, selezionando tutti coloro che tra il 2000 e il 2021 avevano ricevuto una diagnosi ICD-10 di “transgender” e abbinando a ogni persona transgender dieci controlli cisgender per età e sesso alla nascita. La variabile principale considerata era lo stato occupazionale, definito in modo dicotomico come “occupato” o “disoccupato”. Tra le covariate analizzate figuravano età, etnia, reddito, comorbilità, presenza di disturbi mentali o comportamentali e uso di psicofarmaci. Il campione finale comprendeva 3812 persone transgender — 1988 uomini transgender e 1824 donne transgender — e circa 38.000 controlli cisgender.

Durante un follow-up medio di poco superiore ai quattro anni, è emersa una maggiore prevalenza di redditi bassi nel gruppo transgender rispetto ai controlli. Gli uomini transgender mostravano, prima dell’inizio dello studio, una percentuale di occupazione inferiore rispetto alle donne cisgender (78% contro 92%); dopo cinque anni di follow-up questa differenza si accentuava, con il 56% di persone occupate tra gli uomini transgender rispetto all’85% tra le donne cisgender. Un andamento simile si osservava nelle donne transgender, che presentavano al basale un tasso di occupazione del 69% rispetto all’88% degli uomini cisgender, divario che rimaneva pressoché invariato a distanza di cinque anni, con una percentuale di occupazione del 50% rispetto all’85%.

Diversi fattori risultavano associati a una minore probabilità di essere occupati sia al momento dell’inclusione sia durante il follow-up: l’età più avanzata, la presenza di disturbi mentali o comportamentali e l’uso di psicofarmaci. Al contrario, negli uomini transgender la prescrizione di un trattamento ormonale virilizzante si associava a una probabilità più elevata di mantenere o ottenere un’occupazione, fenomeno non osservato in misura analoga nelle donne transgender.

I risultati evidenziano come il tasso di occupazione nelle persone transgender rimanga inferiore rispetto ai controlli cisgender per tutta la durata dell’osservazione. L’aumento della probabilità occupazionale negli uomini transgender dopo l’avvio del trattamento ormonale potrebbe riflettere un miglioramento della salute mentale, una più rapida comparsa delle modificazioni corporee rispetto ai percorsi femminilizzanti o un minor livello di “minority stress” rispetto alle donne transgender; tuttavia, il disegno dello studio non consente di determinare con certezza le cause di queste differenze.

Nel complesso, il quadro che emerge sottolinea come le persone transgender affrontino barriere strutturali significative nel mondo del lavoro. Studi precedenti avevano già mostrato un status socio-economico globalmente inferiore in questa popolazione e una sua associazione con un più alto rischio di discriminazione, comportamenti suicidari e depressione. Garantire pari opportunità di impiego non rappresenta soltanto un imperativo di giustizia sociale, ma costituisce anche un investimento positivo per la società nel suo complesso. Solo attraverso politiche inclusive e un profondo cambiamento culturale sarà possibile ridurre il divario occupazionale e promuovere una reale equità lavorativa per tutte le persone, indipendentemente dalla loro identità di genere.

BIBLIOGRAFIA

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2. Littman AJ, Jeon A, Fort CL, et al. Receipt of gender-affirming surgeries among transgender and gender diverse veterans. J Gen Intern Med 2024, 39: 3042-51.

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4. Tordoff DM, Wanta JW, Collin A, et al. Mental health outcomes in transgender and nonbinary youths receiving gender-affirming care. JAMA Netw Open 2022, 5: e220978.

5. Poquiz JL, Coyne CA, Garofalo R, et al. Comparison of gender minority stress and resilience among transmasculine, transfeminine, and nonbinary adolescents and young adults. J Adolesc Health 2021, 68: 615- 8.

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