Il Governo valuta l’introduzione di una normativa specifica per la crioconservazione degli ovociti per motivazioni non mediche, pratica nota come social freezing. L’indicazione arriva dal sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, intervenuto in Commissione Affari Sociali alla Camera in risposta a un’interrogazione della deputata Carmen Di Lauro.
L’attività di social freezing non è normata dalla legge 40/2004, che disciplina la procreazione medicalmente assistita e si applica alle coppie infertili o con indicazioni cliniche. «Dal 2014 questo procedimento non è disciplinato dalla normativa vigente», ha ricordato Gemmato, annunciando l’intenzione di «valutare ogni misura utile, anche di carattere normativo, atta a definire la materia in modo specifico».
I dati ufficiali illustrati dal sottosegretario mostrano un incremento significativo della pratica. I cicli registrati dall’Istituto Superiore di Sanità sono passati da 113 nel 2014 a 802 nel 2023. I centri che hanno trasmesso volontariamente i dati al Registro nazionale PMA sono saliti da 25 a 72 nello stesso periodo. La raccolta è basata sui dati forniti dai centri autorizzati e confluisce nella Relazione annuale prevista dalla legge 40. I dati 2023 sono in fase di pubblicazione, mentre quelli 2024 sono in raccolta ed elaborazione.
Nella risposta in Commissione, Gemmato ha richiamato anche le linee guida pubblicate nel 2024, che indicano esplicitamente la preservazione della fertilità femminile per motivi clinici, tra cui cause oncologiche, genetiche, autoimmuni, endocrine, chirurgiche ed ematologiche. Resta invece priva di disciplina la crioconservazione per ragioni non mediche, oggetto dell’interesse crescente di una fascia di donne fertili che desiderano posticipare la maternità.
L’apertura del Governo ha ottenuto riscontri positivi da parte delle forze parlamentari che hanno presentato proposte sul tema. La deputata Di Lauro ha depositato una proposta di legge che prevede la gratuità della crioconservazione per le donne tra i 25 e i 39 anni, sottolineando la necessità di integrare la raccolta dei dati con le attività delle strutture private. Per la deputata, l’intervento normativo rappresenta un passaggio necessario per trasformare la preservazione della fertilità in un diritto accessibile.
Anche la deputata Giovanna Iacono, firmataria della proposta del Partito Democratico, ha definito l’apertura del Governo un passo utile verso «percorsi sicuri, accessibili e liberi», con attenzione alle esigenze riproduttive e al contesto demografico nazionale.
L’impegno annunciato dal sottosegretario punta quindi alla definizione di una cornice normativa specifica per una pratica in crescita e ancora priva di regolamentazione dedicata, con un ruolo centrale della raccolta dati del Registro nazionale PMA.