Una ricerca pubblicata su Frontiers in Immunology valuta il ruolo dell’indice delle catene leggere kappa libere (κ-FLC index) come biomarcatore prognostico nella sclerosi multipla primariamente progressiva (PPMS). Il lavoro nasce dall’esigenza di chiarire se un indicatore utilizzato nelle forme recidivanti-remittenti possa avere applicazione anche nella variante progressiva.
Lo studio è multicentrico, retrospettivo, e include pazienti con PPMS che avevano eseguito puntura lombare diagnostica e possedevano un follow-up clinico di almeno dodici mesi. I dati provengono da nove centri in cinque Paesi. Le variabili raccolte al basale comprendevano età, sesso, durata di malattia, numero di lesioni T2 iperintense, presenza di lesioni in contrasto e valori liquorali e sierici necessari al calcolo del κ-FLC index. Gli autori hanno analizzato il tempo alla progressione della disabilità tramite modelli di Cox multivariati.
Sono stati inclusi 121 pazienti, con età mediana di 53 anni e distribuzione di sesso equilibrata (48,8% donne). L’analisi ha mostrato che l’indice κ-FLC non è associato alla progressione della disabilità (HR 1,0; p=0,950). Secondo gli autori, questi dati contrastano con quanto osservato nelle forme recidivanti-remittenti, in cui il biomarcatore ha mostrato capacità prognostica.
Due variabili risultano invece significativamente collegate all’evoluzione della malattia. Il pregresso impiego di terapie modificanti il decorso (DMT) è associato a un rischio ridotto di progressione (HR 0,60; p=0,023), mentre la presenza di più di nove lesioni T2 al basale è correlata a un rischio maggiore (HR 2,22; p=0,026). Non emergono associazioni significative per età, sesso, durata della malattia o lesioni captanti contrasto.
Secondo gli autori, questi risultati sottolineano la diversità biologica e fisiopatologica tra le forme recidivanti e la PPMS, con implicazioni sulla ricerca di biomarcatori prognostici specifici. Lo studio conferma la necessità di individuare nuovi indicatori utili a predire la progressione nella PPMS e supportare la stratificazione dei pazienti nei percorsi clinici e di ricerca.