Una metanalisi internazionale, pubblicata sul New England Journal of Medicine, su oltre 17mila pazienti dimostra che i beta-bloccanti non riducono mortalità o recidive dopo infarto nei soggetti con funzione ventricolare sinistra preservata.
L’analisi, coordinata dal Centro Nacional de Investigaciones Cardiovasculares (CNIC) in collaborazione con istituzioni di cinque Paesi, ha combinato i dati di 17.801 pazienti sopravvissuti a infarto miocardico e con funzione cardiaca conservata, arruolati in cinque trial contemporanei: REBOOT (Spagna e Italia), REDUCE-AMI (Svezia), BETAMI (Norvegia), DANBLOCK (Danimarca) e CAPITAL-RCT (Giappone).
A metà dei partecipanti erano stati prescritti beta-bloccanti, mentre l’altra metà non li aveva ricevuti. Dopo un follow-up medio di quattro anni, circa l’8% dei pazienti in entrambi i gruppi aveva presentato un evento cardiovascolare maggiore (morte, reinfarto o scompenso cardiaco).
Secondo i risultati, i beta-bloccanti non offrono alcun vantaggio clinico a nessun sottogruppo di pazienti post-infarto con funzione cardiaca normale.
I ricercatori hanno infatti confermato l’assenza di differenze significative tra i due gruppi in termini di mortalità totale, mortalità cardiaca, reinfarto, scompenso o aritmie gravi.
“I risultati sono stati coerenti in tutti i sottogruppi analizzati, indipendentemente da età, sesso o tipo di beta-bloccante utilizzato”, hanno precisato.
Per decenni i beta-bloccanti sono stati prescritti sistematicamente dopo l’infarto, indipendentemente dalla funzione cardiaca, sulla base di studi degli anni ’70 e ’80.
Tuttavia, il miglioramento delle cure acute e secondarie ha cambiato radicalmente la prognosi dei pazienti: oggi circa il 70% degli infartuati conserva una normale funzione ventricolare, con rischio ridotto di aritmie e scompenso.
Con oltre 17mila pazienti analizzati e dati provenienti da cinque continenti, lo studio avrà un impatto immediato sulle linee guida internazionali. Questa metanalisi, frutto della collaborazione internazionale coordinata dal CNIC, segna un vero cambio di paradigma. “Nel 2025 abbiamo finalmente una risposta definitiva: i pazienti con funzione cardiaca normale non necessitano più di beta-bloccanti dopo l’infarto”, afferma Valentín Fuster, direttore generale del CNIC e presidente del Mount Sinai Fuster Heart Hospital.
Gli esperti ricordano che i beta-bloccanti restano fondamentali nei pazienti con frazione di eiezione ridotta (<50%), scompenso cardiaco o aritmie.
Non si tratta dunque di una correzione retrospettiva, ma di un aggiornamento basato su nuove evidenze.
“Chi assume beta-bloccanti deve parlarne con il proprio medico”, precisa gli autori. “Se il farmaco è prescritto solo per un precedente infarto e la funzione cardiaca è normale, potrà essere sospeso in sicurezza, ma sempre sotto il controllo clinico.”