La prevalenza del Long Covid in età pediatrica è stimata tra il 2% e il 10%, pari a 1,3–6,5 milioni di bambini negli Stati Uniti. Il dato è stato discusso durante l’Infectious Disease Week 2025, tenuta ad Atlanta dal 19 al 22 ottobre, come riportato da PharmacyTimes.
Secondo gli esperti, la diagnosi nei bambini risulta complessa. Le manifestazioni cliniche sono eterogenee e coinvolgono più sistemi:
• cardiovascolare (palpitazioni),
• respiratorio (dispnea, alterazioni cicatriziali polmonari),
• gastrointestinale (nausea),
• muscoloscheletrico (infiammazione degli arti),
• neurologico (cefalea, vertigini, “brain fog”),
• cutaneo (rash).
Un’ulteriore criticità è rappresentata dalla mancanza di una definizione standardizzata di Long Covid pediatrico, che rende difficile la classificazione dei casi e la comparazione degli studi. Nei bambini più piccoli, inoltre, la limitata capacità di descrivere i sintomi può ostacolare l’identificazione precoce.
Sul piano terapeutico, gli esperti hanno segnalato che le opzioni disponibili sono in fase di valutazione.
• Tra gli antivirali, nirmatrelvir/ritonavir è approvato per il Covid-19 acuto a rischio di progressione, ma nel Long Covid non ha mostrato benefici clinici significativi pur mantenendo un profilo di sicurezza noto.
• Tra gli immunomodulatori, è in studio naltrexone per il possibile impatto sull’infiammazione cronica.
• Tra i farmaci che agiscono sui sintomi, sono oggetto di valutazione gli agonisti del recettore GLP-1 (come tirzepatide), utilizzati per la perdita di peso, per potenziali effetti su alcuni quadri clinici.
• È inoltre in studio il blocco del ganglio simpatico cervicale con anestetico locale, proposto per manifestazioni neurovascolari e neurocardiache.
Gli specialisti sottolineano la necessità di percorsi multidisciplinari che includano pediatri, infettivologi, pneumologi, neurologi e riabilitatori, con presa in carico orientata alla gestione dei sintomi nel tempo.
Il ruolo del farmacista è stato citato in relazione alla valutazione delle interazioni e al supporto informativo ai caregiver, ma la gestione clinica resta centrata sulle équipe multispecialistiche.