La Relazione 2024 sulla Legge 115/1987, pubblicata dal Ministero della Salute, offre un quadro aggiornato sull’epidemiologia, la spesa farmaceutica e la qualità dell’assistenza alle persone con diabete in Italia.
Nel 2023 la spesa pubblica per i farmaci antidiabetici ha raggiunto 1,45 miliardi di euro, pari al 5,6% della spesa complessiva, con un incremento del 7,6% rispetto al 2022. I consumi sono cresciuti del 4,5%, trainati dagli analoghi del GLP-1 (+17,9%) e dalle gliflozine (+60,1%), che rappresentano ormai le categorie a maggior dinamismo prescrittivo.
La metformina rimane il farmaco più utilizzato (oltre il 32% dei consumi totali), seguita dagli analoghi del GLP-1 e dalle insuline a rapida azione. Le gliflozine, singole o in associazione alla metformina, coprono circa il 13% del totale. Permane tuttavia un uso non trascurabile di farmaci secretagoghi (sulfaniluree e glinidi), non più raccomandati dalle principali linee guida.
La relazione documenta una forte variabilità regionale nei consumi, coerente con la distribuzione del diabete nel Paese: la prevalenza d’uso è del 7,7% al Sud e nelle Isole, contro il 5,5% nel Nord e il 6,7% nel Centro.
I dati degli Annali AMD 2024, elaborati su oltre 750mila pazienti, confermano un miglioramento dei parametri di controllo e una maggiore appropriatezza terapeutica. Nel diabete di tipo 2, il 56% dei pazienti raggiunge il target glicemico e il 44% il controllo del colesterolo, mentre solo il 26% presenta valori pressori adeguati. Le complicanze restano però rilevanti: nefropatia nel 50% dei casi e complicanze cardiovascolari nel 15%.
Nel diabete di tipo 1, la popolazione tende all’invecchiamento (età media 49 anni), con un aumento dell’obesità (14,3%). Il 36% raggiunge i target glicemici e il 46% controlla il colesterolo, ma la retinopatia diabetica interessa ancora oltre un quinto dei pazienti.
L’aderenza terapeutica rimane un punto debole: il 24% dei pazienti risulta non aderente e meno della metà (47,5%) prosegue la terapia a 12 mesi. Le differenze di genere sono significative (28% di bassa aderenza tra le donne contro 24% negli uomini), così come le disomogeneità regionali.
Il Ministero sottolinea la necessità di favorire la gestione integrata tra centri diabetologici e medicina generale, l’impiego di telemedicina e strumenti digitali per il monitoraggio remoto, e una maggiore personalizzazione dei percorsi di cura. La rete diabetologica italiana, con circa 650 punti di erogazione e 350 centri multiprofessionali, resta un modello di riferimento, ma richiede un costante aggiornamento organizzativo per garantire omogeneità di presa in carico e sostenibilità del sistema.