Le donne in gravidanza affette da artrite psoriasica (PsA) hanno una maggiore probabilità di avere un parto pretermine rispetto alla popolazione generale, soprattutto se assumevano terapie combinate di farmaci antireumatici biologici e convenzionali, o che avevano interrotto i biologici durante il primo trimestre in combinazione con un’elevata attività di malattia prima del concepimento.
L’analisi, pubblicata su RMD Open, ha utilizzato i dati di 688 gravidanze singole in donne con PsA e 6880 controlli senza PsA, derivati da registri reumatologici e ostetrici di Svezia, Danimarca e Norvegia (2006–2021). Sono stati raccolti dati sul trattamento antireumatico nei nove mesi precedenti e durante la gravidanza, nonché sul carico di malattia. L’esito primario era la nascita pretermine, definita come il parto avvenuto prima della 37ª settimana di gestazione.
I risultati hanno mostrato come il 7,8% delle gravidanze con PsA si è concluso con un parto pretermine, rispetto al 4,5% dei controlli. Dopo l’aggiustamento per i principali fattori confondenti, ciò corrisponde a una probabilità aumentata dell’80% nelle gravidanze con PsA.
Le gravidanze in cui le pazienti erano state esposte a terapia combinata con farmaci antireumatici biologici (bDMARD) e farmaci antireumatici sintetici convenzionali (csDMARD) e/o glucocorticoidi presentavano maggiori probabilità di parto pretermine.
L’uso in monoterapia di bDMARDs non è stato associato a un aumento del rischio di parto pretermine. Tuttavia, le donne che hanno sospeso il trattamento biologico durante il primo trimestre hanno mostrato un rischio marcatamente elevato.
Anche la presenza di un’elevata attività di malattia prima della gravidanza ha rappresentato un fattore di rischio indipendente con un rischio di parto pretermine più che raddoppiato rispetto ai controlli.
I risultati sottolineano l’importanza di un monitoraggio stretto delle donne con artrite psoriasica, soprattutto in presenza di attività di malattia elevata o uso di terapie combinate. Come ricordano gli autori, «questi dati evidenziano la necessità di valutare attentamente il carico di malattia e i trattamenti farmacologici già prima del concepimento e durante la gestazione, al fine di ridurre i rischi materno-fetali».
La gestione di queste pazienti richiede un approccio multidisciplinare, che coinvolga reumatologi, ginecologi e ostetrici esperti in gravidanze a rischio, per bilanciare la necessità di controllare l’attività di malattia con la sicurezza fetale.