L’Istituto superiore di sanità (ISS) ha aggiornato la linea guida nazionale sulla gravidanza fisiologica, introducendo la raccomandazione dell’ecografia nel primo trimestre e confermando che l’ecografia nel terzo trimestre non è indicata di routine, salvo specifica indicazione clinica.
Il documento, presentato durante un webinar organizzato dall’ISS a cui si sono iscritti 850 professionisti sanitari, è stato sviluppato dal Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute (CNaPPS) nell’ambito delle attività del Sistema nazionale linee guida (SNLG).
Tra le principali novità viene raccomandata l’ecografia nel primo trimestre, utile per individuare precocemente eventuali malformazioni fetali e per una corretta datazione della gravidanza, oltre all’ecografia già raccomandata nel secondo trimestre. La linea guida conferma inoltre l’offerta universale dello screening nel primo trimestre per le anomalie cromosomiche più frequenti, tra cui la sindrome di Down, mediante test combinato o test del DNA fetale, da proporre a tutte le donne indipendentemente dall’età.
Il documento ribadisce invece che l’ecografia nel terzo trimestre non deve essere eseguita di routine per la valutazione della crescita fetale, ma limitata ai casi in cui vi sia una specifica indicazione clinica.
Tra le raccomandazioni viene inoltre indicata la misurazione della distanza tra fondo dell’utero e sinfisi pubica a ogni bilancio di salute a partire dalle 24 settimane di gestazione, come strumento per monitorare l’accrescimento fetale. La linea guida richiama anche l’importanza del counselling per garantire alle donne informazioni complete sugli accertamenti per le anomalie congenite e sottolinea il valore della percezione dei movimenti fetali come indicatore del benessere del feto.
Secondo Serena Donati, responsabile scientifica dell’aggiornamento, l’ecografia rappresenta uno strumento fondamentale nell’assistenza ostetrica ma deve essere utilizzata in modo appropriato. «In Italia si eseguono in media sei ecografie in gravidanza, senza differenze tra gravidanze fisiologiche e patologiche: ben oltre quelle raccomandate dalle linee guida nazionali e internazionali», afferma. «Quando la pratica clinica si discosta dalle evidenze scientifiche, è fondamentale spiegare con chiarezza alle donne quali siano le indicazioni appropriate agli esami e, quando opportuno, avere il coraggio di dire che non sono necessari».
L’aggiornamento della linea guida nasce dalla necessità di integrare nuove evidenze scientifiche e di ridurre la variabilità ingiustificata nella pratica clinica. Il panel multidisciplinare coinvolto nel processo ha formulato 97 quesiti, ai quali il documento risponde con raccomandazioni elaborate attraverso un’analisi sistematica della letteratura secondo il metodo GRADE.
Le indicazioni sulla gravidanza fisiologica sono state introdotte per la prima volta nel 2010 nell’ambito del Sistema nazionale linee guida e successivamente recepite nei Livelli essenziali di assistenza (LEA) come prestazioni specialistiche esenti da partecipazione al costo. L’aggiornamento mira a offrire ai professionisti uno strumento operativo che renda esplicito il collegamento tra prove scientifiche e raccomandazioni cliniche, con l’obiettivo di migliorare qualità dell’assistenza, equità di accesso alle cure e sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.