La menopausa non rappresenta soltanto una tappa fisiologica della vita della donna, ma sembra avere un legame indipendente sul rischio di sviluppare malattia cardiovascolare aterosclerotica (ASCVD) dopo la sua insorgenza.
È questo quanto emerge da un’analisi condotta su oltre 220mila partecipanti del database UK Biobank e pubblicata sulla rivista Maturitas che ha mostrato che le donne in postmenopausa presentano una probabilità significativamente più alta di andare incontro a malattia cardiovascolare aterosclerotica (ASCVD) nei dieci anni successivi rispetto alle coetanee in premenopausa.
L’analisi è stata condotta su 222.007 partecipanti donne tra 40 e 69 anni senza precedenti di malattia cardiovascolare, suddivise in 158.572 postmenopausali (71,4%) e 63.435 premenopausali (28,6%). Il rischio a 10 anni di ASCVD è stato calcolato usando le pooled cohort equations.
Le donne in menopausa hanno il 18% in più di probabilità di superare il rischio ASCVD rispetto a quelle con ancora il ciclo mestruale. Il dato emerge con chiarezza soprattutto nelle fasce di età più giovani: tra i 45 e i 50 anni, l’associazione tra menopausa e aumento del rischio ASCVD è particolarmente marcata e resta significativa fino ai 60 anni. Oltre questa soglia, invece, l’influenza dello stato menopausale tende a perdere rilevanza statistica. Anche dopo aver corretto i risultati per fattori confondenti come abitudini di vita, profilo metabolico e invecchiamento, la menopausa si conferma come un elemento indipendente da considerare nella valutazione clinica.
Gli autori suggeriscono, quindi, che gli screening del rischio cardiovascolare includano anche lo stato menopausale. Le strategie preventive dovrebbero concentrarsi su: gestione lipidica, controllo pressorio, regolazione della glicemia e modifiche dello stile di vita. Non si tratta quindi solo di un problema ginecologico o endocrinologico, ma di una condizione che richiede un approccio multidisciplinare, con il coinvolgimento diretto dei cardiologi, dei medici di medicina generale e di tutti gli operatori sanitari che seguono le donne in questa transizione.
Gli autori dello studio avvertono comunque di alcune limitazioni: trattandosi di un’analisi osservazionale non è possibile stabilire un rapporto di causalità certo e, poiché i dati provengono da una popolazione britannica di mezza età, la generalizzabilità ad altre etnie o contesti potrebbe essere limitata. Nonostante ciò, il messaggio è chiaro: la menopausa è un momento critico in cui il rischio cardiovascolare aumenta e deve essere valutato e gestito in modo proattivo.