Per la prima volta un paziente con diabete di tipo 1 ha ricevuto un trapianto di isole pancreatiche senza ricorrere a farmaci immunosoppressivi. Il caso, descritto sul New England Journal of Medicine, è stato condotto dal gruppo di Per-Ola Carlsson dell’Università di Uppsala, in collaborazione con colleghi europei e statunitensi.
Il paziente, un uomo di 42 anni con lunga storia di diabete autoimmune e scompenso glicemico (HbA1c 10,9%), ha ricevuto un impianto di isole allogeniche geneticamente modificate per sfuggire alla risposta immunitaria. Le cellule, ottenute da un donatore, sono state ingegnerizzate per ridurre l’espressione degli antigeni HLA e potenziare i segnali di “protezione” dal sistema immunitario.
A dodici settimane dall’intervento, il trapianto ha prodotto una secrezione minima ma stabile di insulina endogena, confermata dalle misurazioni del peptide C. Contestualmente, l’emoglobina glicata si è ridotta del 42%, pur in presenza di un fabbisogno insulinico aumentato, segno che il miglioramento metabolico deriva soprattutto dall’intensificazione terapeutica post-impianto. Non si sono osservati eventi avversi gravi, né segni di rigetto cellulare.
Il caso clinico costituisce una prova di principio di “evasione immunitaria” nell’uomo. Finora, i trapianti di isole richiedevano immunosoppressione sistemica, con benefici limitati a un numero ristretto di pazienti. L’approccio testato a Uppsala potrebbe aprire la strada a una nuova generazione di terapie cellulari più sicure e accessibili.
Secondo gli esperti, resta da affrontare il nodo della disponibilità: l’uso di cellule da donatore non è sostenibile su larga scala. La prospettiva a medio termine è applicare la stessa tecnologia a cellule derivate da staminali, così da rendere la terapia replicabile. Saranno necessari ulteriori studi su una casistica più ampia e con follow-up prolungato per valutarne stabilità ed efficacia.
N Engl J Med. 2025 Aug 4. doi: 10.1056/NEJMoa2503822.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40757665/
A.Z.