Per la prima volta un paziente con diabete di tipo 1 ha ricevuto un trapianto di isole pancreatiche senza l’impiego di farmaci immunosoppressivi. L’intervento, eseguito all’Università di Uppsala e descritto sul New England Journal of Medicine, rappresenta una prova di principio clinica di immunoescape cellulare.
La notizia ha suscitato grande interesse nella comunità diabetologica, soprattutto per le possibili ricadute in termini di sicurezza e accessibilità del trapianto. “Ridurre o eliminare l’uso di farmaci immunosoppressivi è da sempre uno degli obiettivi principali nel campo del trapianto cellulare – osserva Raffaella Buzzetti, presidente della Società italiana di diabetologia –. Se confermato, questo approccio potrà rendere il trapianto di isole o cellule pancreatiche una possibilità concreta per un numero molto più ampio di pazienti, migliorando sicurezza e qualità della vita”.
Anche Lorenzo Piemonti, direttore del Diabetes Research Institute di Milano e responsabile della UOC Medicina rigenerativa e dei trapianti dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, invita alla prudenza ma riconosce l’importanza del risultato: “Si tratta di un primo passo concreto verso una nuova generazione di terapie cellulari. I risultati sono limitati, ma dimostrano che cellule modificate possono sopravvivere senza immunosoppressione”.
Lo studio ha riguardato un singolo paziente e una dose cellulare ridotta, con secrezione minima di C-peptide e benefici clinici non significativi. Tuttavia, il principio dimostrato – la possibilità di impiantare cellule protette dal rigetto senza immunosoppressione – apre prospettive per lo sviluppo di terapie cellulari derivate da staminali, potenzialmente applicabili su larga scala.