Lo screening pediatrico per il diabete di tipo 1 e la celiachia si dimostra efficace nell’identificare precocemente soggetti a rischio. I dati preliminari del progetto D1CeScreen, coordinato dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità, confermano la validità del modello adottato. Presentati di recente presso la sede dell’Istituto, alla presenza del vicepresidente della Camera dei Deputati Giorgio Mulè, promotore della legge 130/2023 che ha istituito lo screening nazionale, segnano il passaggio alla fase operativa su scala nazionale.
«Questo evento» ha dichiarato Mulè «rappresenta il successo di un lavoro condiviso tra comunità scientifica, amministrazione e pazienti. Si chiude una tappa fondamentale: definire gli strumenti dello screening. Parallelamente, è stato costruito il programma nazionale, che partirà tra fine 2025 e inizio 2026, grazie a un decreto attuativo dotato di copertura finanziaria, ora all’esame della Conferenza Stato-Regioni. Da settembre tutto sarà pronto per l’avvio su scala nazionale».
Il progetto pilota, attuato in Campania, Lombardia, Marche e Sardegna, ha coinvolto 5.363 bambini di 2, 6 e 10 anni, attraverso la collaborazione di 429 pediatri di libera scelta. I test, condotti tramite prelievo capillare, hanno rilevato la presenza di autoanticorpi specifici per diabete tipo 1 e celiachia. La positività è risultata pari allo 0,97% per il diabete e al 2,8% per la celiachia. I bambini positivi sono stati indirizzati ai centri clinici di riferimento per la conferma diagnostica.
Secondo Marco Silano e Umberto Agrimi, rispettivamente responsabili per il diabete tipo 1 e per la celiachia presso l’Istituto Superiore di Sanità, i dati indicano una prevalenza degli autoanticorpi anti-DT1 in linea con quella osservata in altri Paesi europei, mentre per la celiachia si ipotizza un incremento rispetto alle stime attuali, che andrà verificato con campioni più ampi e conferme diagnostiche. La sperimentazione ha dimostrato l’elevata disponibilità dei pediatri di famiglia e dei laboratori analitici a partecipare al progetto, nonché l’efficacia dello screening anche nei soggetti asintomatici, aprendo la strada a interventi tempestivi e a programmi di follow-up, con benefici attesi sia nel breve sia nel lungo termine.