Cala il numero dei cicli di fecondazione assistita in Europa nel 2022, ma i risultati restano stabili e migliorano gli esiti sul piano della sicurezza: meno gravidanze gemellari e più nascite singole, grazie a un aumento dei trasferimenti di un singolo embrione. È la fotografia scattata dal Consorzio europeo di monitoraggio della fecondazione in vitro (Eim), presentata a Parigi durante il 41° Congresso della Società europea di riproduzione umana ed embriologia (Eshre). Secondo i dati raccolti in 39 Paesi europei, nel 2022 sono stati registrati 960.347 cicli di procreazione medicalmente assistita (Pma), in calo del 15,6% rispetto al 2021, quando erano stati oltre 1,1 milioni. Una flessione che gli esperti imputano anche a un possibile effetto post-pandemia, con la riorganizzazione dei servizi sanitari e delle strutture di fertilità.
Nonostante il calo, i tassi di gravidanza clinica si sono mantenuti sostanzialmente invariati rispetto all’anno precedente. Per la fecondazione in vitro (Ivf), il tasso di successo per aspirazione è stato del 25,8%, per l’Icsi (iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi) del 24%. I tassi di gravidanza per trasferimento sono rimasti vicini al 32-33%, mentre con i cicli di trasferimento di embrioni congelati (Fet) si è registrato un 36,6% di successo. Uno dei segnali più significativi emersi dal report è l’aumento del trasferimento di singolo embrione, passato dal 60,5% nel 2021 al 62,6% nel 2022. Questo ha portato a un incremento dei parti singoli (dal 90,4% al 91,5%) e a una riduzione delle gravidanze gemellari (dal 9,5% all’8,4%). I parti trigemellari sono rimasti stabili allo 0,1%. Secondo Diane De Neubourg, presidente del Consorzio Eim, “questo report conferma l’adozione crescente di pratiche cliniche più sicure e sostenibili. Pur in un contesto di lieve calo dei cicli, i risultati mostrano una tenuta degli esiti e una maggiore attenzione alla qualità e alla sicurezza per pazienti e nascituri”.
Nel 2022 sono stati riportati 30.758 interventi di preservazione della fertilità, in 14 Paesi. Si tratta della conservazione di ovociti, tessuto ovarico, sperma e tessuto testicolare, pratiche fondamentali soprattutto in contesti oncologici o in vista di trattamenti medici che possono compromettere la fertilità. “Il nostro obiettivo – ha aggiunto Karen Sermon, presidente dell’Eshre – è garantire la trasparenza, la qualità e la continuità nella raccolta e nella condivisione dei dati, per migliorare l’efficacia dei trattamenti e la sicurezza delle pazienti. Il calo del numero complessivo dei cicli va letto nel contesto della riorganizzazione post-Covid, ma i risultati clinici ci dicono che la direzione è quella giusta”. Dal 1997, il report Eim rappresenta il più ampio database europeo sulla Pma. L’edizione 2022 include i dati di 1.371 cliniche, distribuite in tutta Europa, e raccoglie informazioni sui principali trattamenti: Ivf, Icsi, Fet, Pgt (diagnosi genetica preimpianto), donazione di ovociti e inseminazioni intrauterine (Iui). Secondo gli autori, la sfida ora è standardizzare sempre di più la raccolta dati nei vari Paesi, per rendere omogenei i criteri di valutazione e rafforzare il monitoraggio a lungo termine della medicina riproduttiva. Un lavoro che si traduce in migliori cure e prospettive per le coppie che si affidano alla fecondazione assistita.