È possibile estendere a livello nazionale lo screening del diabete di tipo 1 e della celiachia. Lo dimostrano i risultati del progetto D1Ce Screen, condotto dall’Istituto superiore di sanità (ISS) in convenzione con il ministero della Salute, presentati nel corso di un convegno tenuto a Roma.
Il programma ha coinvolto quattro regioni pilota — Lombardia, Marche, Campania e Sardegna — e ha arruolato su base volontaria oltre 5.000 bambini sottoposti a test per la ricerca di autoanticorpi associati alle due patologie. L’obiettivo dello studio era valutare la sostenibilità per il Servizio sanitario nazionale, i costi-benefici, le criticità organizzative e l’accettabilità dello screening da parte della popolazione, come previsto dalla legge 130/2023.
Nel comitato di coordinamento del progetto, oltre a ISS, erano coinvolti la Società italiana di endocrinologia e diabetologia pediatrica (SIEDP), la Federazione italiana medici pediatri (FIMP) e la Fondazione Italiana Diabete (FID).
«I dati raccolti dimostrano che uno screening precoce è possibile e ben tollerato – ha dichiarato Nicola Zeni, presidente della Fondazione Italiana Diabete –. Ora occorre accelerare sui decreti attuativi per rendere effettiva la legge in tutte le Regioni».
Zeni ha ricordato anche i risultati dello studio UNISCREEN, promosso e realizzato direttamente dalla Fondazione, in collaborazione con volontari e con il coordinamento dell’IRCCS San Raffaele, che ha previsto uno screening nella popolazione generale in un comune della provincia di Milano. «Quasi il 50% dei soggetti ha potuto effettuare tutte le analisi previste con un’unica puntura del dito, e oltre il 90% dei partecipanti ha giudicato il prelievo capillare semplice e accettabile».
Secondo la Fondazione, l’attivazione diffusa degli screening potrebbe ridurre il rischio di diagnosi tardive e gravi complicanze, come la chetoacidosi diabetica, e contribuire a raccogliere dati utili per lo studio delle cause della malattia e per lo sviluppo di terapie più efficaci.