Uno studio coordinato da Olivier Rascol del Dipartimento di Farmacologia Clinica della Facoltà di Medicina dell'Università di Tolosa, in Francia, e appena pubblicato sul New England Journal of Medicine esplora l'efficacia di lixisenatide – un agonista del recettore del peptide-1 simile al glucagone (GLP-1) comunemente utilizzato nella terapia del diabete mellito – nei pazienti affetti da malattia di Parkinson in fase iniziale.
Il trial clinico di fase 2, randomizzato e in doppio cieco, ha valutato l'effetto di lixisenatide sul rallentamento della progressione della disabilità motoria in 156 persone con malattia di Parkinson diagnosticata da meno di 3 anni e già in trattamento con dosi stabili di farmaci per i sintomi parkinsoniani, senza complicanze motorie. Ai partecipanti è stato somministrato quotidianamente lixisenatide o un placebo per 12 mesi, seguiti da un periodo di washout di 2 mesi. L’end-point primario era il cambiamento nei punteggi della scala che valuta la disabilità motoria, misurati a 12 mesi.
Il gruppo trattato con lixisenatide ha sperimentato una progressione della disabilità motoria significativamente più lenta rispetto al gruppo placebo, suggerendo un potenziale effetto neuroprotettivo, anche se il trattamento è stato associato a effetti collaterali gastrointestinali, come nausea e vomito, che potrebbero limitarne l'uso.
“L'importanza di questa scoperta non è l'entità del cambiamento, ma ciò che esso lascia presagire. Infatti, la preoccupazione principale della maggior parte dei pazienti con malattia di Parkinson non è la loro condizione attuale, ma la paura della progressione della malattia” ha spiegato nell’editoriale di accompagnamento David Standaert, dell’Università di Birmingham, in Alabama. “Se un miglioramento di tre punti nel punteggio del MDS-UPDRS è il massimo che si può ottenere con la lixisenatide, allora il valore del trattamento con il farmaco può essere limitato, soprattutto in considerazione degli effetti avversi. D'altra parte, se il beneficio della lixisenatide è cumulativo, aggiungendo altri tre punti ogni anno per un periodo di 5-10 anni o più, allora questo potrebbe rivelarsi un trattamento veramente trasformativo. Il passo successivo è chiaramente rappresentato da studi di durata maggiore”.
NEJM 2024. Doi: 10.1056/NEJMoa2312323
http://doi.org/10.1056/NEJMoa2312323
NEJM 2024. Doi: 10.1056/NEJMe2401743
http://doi.org/10.1056/NEJMe2401743