Endocrinologia

nov272017

Diuretici tiazidici valido ausilio nei pazienti con iperparatiroidismo primario non candidabili a chirurgia

Un recente studio israeliano ha indagato, retrospettivamente, 14 maschi e 58 femmine (età media 68 ± 9 anni) affetti da iperparatiroidismo primitivo asintomatico, non operati per varie ragioni (fallimento di prima chirurgia, comorbilità, controindicazioni maggiori alla chirurgia o rifiuto della stessa), che erano in terapia con diuretici tiazidici per ipertensione arteriosa.
Giovanni Pinna, Endocrinologia della Nuova Casa di Cura di Decimomannu (CA), contestualizza lo sfondo della ricerca. «L'iperparatiroidismo primitivo asintomatico» ricorda «rappresenta una situazione di frequente riscontro e può avere indicazione chirurgica, in particolare ove si associ a ipercalciuria (Bilezikian JP, et al. J Clin Endocrinol Metab, 2014), poiché questa aumenta il rischio di urolitiasi e/o di compromissione della funzione renale». Riguardo ai diuretici tiazidici, prosegue, questi sono «correntemente utilizzati per il trattamento dell'ipercalciuria idiopatica, inibiscono il co-trasportatore Na+/Cl- a livello del tubulo distale, dove si verificano le ultime correzioni del contenuto di sali dell'ultra-filtrato, aumentando quindi l'escrezione di Na+, Cl- e K+. Diminuiscono inoltre l'escrezione del Ca2+, tramite un incremento del suo riassorbimento, mediato da meccanismi non ancora del tutto noti».
Queste le premesse. Tornando allo studio israeliano, Pinna riporta che «tutti i pazienti erano supplementati con vitamina D3 (fino a ottenere livelli ematici di 25-OH-D di 50 nmol/L), al fine di eliminare il bias dell'incremento del PTH dovuto alla carenza di vitamina D». L'uso dell'idroclorotiazide a dosi variabili da 12.5 a 50 mg/die (con o senza amiloride 5 mg/die) - continua l'endocrinologo - ha dimostrato una riduzione significativa sia dell'escrezione urinaria del Ca2+ (da 427 ± 176 a 251±114 mg/die, p < 0.001) sia dei livelli plasmatici di PTH (da 115 ± 57 a 74 ± 36 pg/mL, p < 0.001). Al contrario non si è rilevata alcuna modificazione significativa della calcemia (da 10.7 ± 0.4 a 10.5 ± 1.2 mg/dL, p = 0.4). «In corso di terapia con diuretici tiazidici» sottolinea Pinna «due sottogruppi di pazienti, quelli con calciuria ≥ 400 mg/dL e quelli con calcemia ≥ 11.5 mg/dL, hanno mostrato i migliori risultati. Quindi, conclude lo specialista, «è possibile considerare l'uso dei diuretici tiazidici come valido ausilio nei pazienti non candidabili a chirurgia, specie per quanto riguarda la riduzione dell'ipercalciuria, la prevenzione della nefrolitiasi e la riduzione dei livelli del PTH». E' comunque necessario un attento monitoraggio della calcemia, per un possibile peggioramento dell'ipercalcemia in alcuni pazienti. Inoltre non sono noti i benefici a lungo termine di questo trattamento nell'iperparatiroidismo primitivo.

J Clin Endocrinol Metab, 2017; 102: 1270-6.


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