Il 60% dei pazienti ricoverati in area medica ha più di 75 anni e oltre il 70% presenta almeno tre patologie croniche contemporaneamente. Sono i dati richiamati dalla Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti (FADOI) per chiedere una riorganizzazione della Medicina interna ospedaliera, con nuovi standard assistenziali, il rafforzamento delle aree semintensive e una maggiore integrazione con i servizi territoriali.
Le proposte sono state presentate al termine dell'incontro «La Medicina Interna come infrastruttura strategica del SSN. Dalla prevenzione, alla cura, all'aderenza, alla sanità digitale», svoltosi a Roma, presso l'Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, con la partecipazione di clinici, rappresentanti delle istituzioni ed esperti.
Secondo FADOI, l'invecchiamento della popolazione e la crescente diffusione delle patologie croniche stanno modificando il profilo dei pazienti ricoverati, rendendo necessario un adeguamento dell'organizzazione ospedaliera alla complessità assistenziale.
«Di fronte a pazienti sempre più anziani, fragili e con più malattie contemporaneamente non ha più senso considerare la Medicina Interna una disciplina a bassa intensità di cura», afferma Andrea Montagnani, presidente nazionale FADOI.
«Occorre adeguare l'organizzazione alla realtà dei nostri ospedali: rafforzare le aree semintensive, lavorare per intensità di cura e garantire personale, tecnologie e competenze proporzionati alla complessità dei pazienti».
Tra le priorità indicate dalla società scientifica figurano anche il rafforzamento della collaborazione con l'emergenza-urgenza e lo sviluppo del co-management chirurgico, attraverso una maggiore integrazione tra internisti e altre figure specialistiche nella gestione dei pazienti.
Un altro obiettivo è migliorare la continuità assistenziale tra ospedale e territorio, soprattutto per le persone con più patologie croniche che necessitano di percorsi di cura coordinati.
«Quando oltre sette pazienti su dieci convivono con almeno tre patologie croniche, una sanità organizzata per singole malattie rischia di non essere più sufficiente», sottolinea Francesco Dentali, presidente della Fondazione FADOI.
«Serve una regia clinica capace di tenere insieme le diverse specialità e di accompagnare il paziente dall'ospedale al territorio. La Medicina Interna può svolgere questa funzione e le tecnologie digitali possono rafforzarla, purché siano integrate nei percorsi di cura».
Durante l'incontro è stato affrontato anche il contributo degli strumenti digitali all'organizzazione dell'assistenza, con particolare attenzione al Fascicolo sanitario elettronico, alla telemedicina, al telemonitoraggio e alla gestione dei dati sanitari.
Secondo FADOI, queste tecnologie possono sostenere il coordinamento tra professionisti e la continuità delle cure, a condizione che siano integrate nei percorsi assistenziali.
La società scientifica propone quindi di riconoscere alla Medicina interna un ruolo centrale nella riorganizzazione del Servizio sanitario nazionale, attraverso un modello che tenga conto della multimorbilità, della complessità clinica e della necessità di garantire appropriatezza e continuità assistenziale.